26 aprile 2016

Il Viale, specchio dell’anima civitavecchiese

Pubblichiamo un vecchio articolo uscito su aurhelio.it ma, a nostro avviso, comunque attuale. 

“Mai giudicare dalle apparenze” è il monito che spesso ci si sente dire, tuttavia c’è un legame stretto, intrinseco tra l’estetica e l’etica che se analizzato in profondità ci può rivelare avvolte aspetti partendo proprio da delle banali apparenze. E’ questo il caso di Civitavecchia.

Capire Civitavecchia e i suoi abitanti, cercando di vivere la città a fondo come la potrebbe vivere un civitavecchiese, non è cosa semplice per uno straniero, nonostante le dimensioni modeste della città e l’omogeneità della popolazione.

Per chi volesse tuttavia cimentarsi nell’intento di comprendere  la più grande urbe del litorale nord del Lazio nonché principale punto di approdo di milioni di turisti sulla via di Roma, non c’è cosa migliore che fare due passi su quella che una volta fu la riva preferita della borghesia romana, il Viale. E questo perché il Viale è per Civitavecchia quello che la piazza è per un borgo medievale, il centro delle attività sociali. Qui si organizzano concerti, campagne elettorali, il carnevale, qui ci si incontra con la gente ed è per questo che è anche il posto in cui la città si presta meglio di qualsiasi altro ad essere compresa rivelando al visitatore, tutto d’un colpo, la sua vera anima piena di contraddizioni.

Nel corso degli anni il lungomare è stato oggetto di innumerevoli rifacimenti e trasformazioni tanto da rendere la città irriconoscibile oggi. Trasformazioni che stanno a simboleggiare non solo le lacerazioni interiori della città e dei suoi abitanti,  ma anche l’alienante urbanistica del secondo dopoguerra strettamente funzionale che ha ridotto la costa civitavecchiese in una mera zona di smistamento merci, senza alcuna premura per la bellezza e l’armonia architettonica.
Al tempo stesso, queste continue operazioni estetiche del lungomare, stanno a indicare anche la concezione di un modo progressista di amministrare la polis. Questa convinzione parte dall’idea che sia sufficiente creare una passeggiata, due panchine e piantare qualche palma per migliorare la vivibilità della città. Ma già a distanza di qualche anno da quando gli ultimi lavori di ristrutturazione del Viale sono stati ultimati il degrado è riemerso: scritte sui muri, palmeti e fiori essiccati e non curati, cicche di sigarette per terra, monumenti e fontane vandalizzate. Cosa sarà mai andato storto? Semplicemente ci si è dimenticati di quanto il Bello possa divenire veicolo privilegiato del Buono. Gli atti, apparentemente solo incivili, sono il riflesso sopratutto di manchevolezze umane alle quali è possibile rimediare solamente con provvedimenti che hanno per oggetto l’uomo in quanto tale, iniziando a coltivare il Bello, anche nella cosa pubblica, ma che una concezione materialista dell'amministrazione della polis non può captare.  
La manutenzione ad esempio richiede una continuità nel tempo da parte dell’amministrazione che a sua volta è un segno di una maturità interiore delle persone responsabili. Ma un simile discorso risulta troppo astratto per coloro che di reale riconoscono solo i numeri delle elezioni e l’inchiostro sulla carta dei provvedimenti burocratici.
Parafrasando un famoso scrittore, “prima di pensare ad azioni esteriori, si dovrebbe pensare alla formazione di sé, all’azione su sé”, ma quanto ci potranno capire di queste parole gli amministratori della città? Poco, o quasi nulla.

Continuando nella descrizione, il visitatore osserverà con un certo stupore la presenza imponente di una statua che sembra uscita dai peggiori fumetti yankee raffigurante, per l’appunto, un marinaio e una infermiera americani. Certo, Civitavecchia non è Roma, non è la capitale della cultura ma ha pur sempre una Fortezza che porta il nome di Michelangelo e una fontana denominata “di Vanvitelli” che dovrebbero bastare a fare da sentinelle contro il kitsch imperante modernista, non permettendoli di superare certi limiti, almeno nel raggio di qualche km.


Ciononostante la “pupazzata yankee” giace sul lungomare. Alcuni si chiederanno, come sia possibile tutto questo. Ciò è inevitabile se si considera che l’arte senza radici spirituali diventa un fantasma, priva del dono della bellezza e piena di odio. Risulta difficile immaginare, infatti, che una città martire dei bombardamenti anglo-americani non abbia trovato altra statua da posizionare come decoro che una raffigurante le truppe americane, insultando così, in maniera deliberata la memoria di coloro che morirono senza colpe nell’attacco “liberatore” che ha distrutto, oltretutto, per sempre lo storico volto della città. Stando ad un vecchio proverbio la memoria è il tesoro dell’anima e la città di Civitavecchia ci mostra qui la sua anima moderna. 


Per i grandi uomini che hanno fatto la storia di questa città o che semplicemente hanno vissuto, dall’imperatore Traiano allo scrittore francese Stendhal passando per Antonio da Sangallo il giovane, sembra che non ci sia spazio per delle statue che portino un omaggio a queste straordinarie figure che in un modo o nell’altro, nella politica, nella letteratura e nell’architettura hanno portato la bellezza e furono degli esempi radiosi, ma, invece, per una statua fumettistica che parodia l’arte e insulta la memoria c’è stato.

A conclusione della descrizione, non si può fare a meno di imbattersi nelle comitive di giovani che percorrono il Viale alla ricerca ininterrotta di svago, occupati dai più svariati titillamenti tecnologici. Una gioventù amorfa, disorientata che dissipa i suoi giorni girando in tondo sul lungomare, senza alcun riferimento solido nel tempo e nello spazio.

Attraverso questa breve descrizione si sono tratteggiati alcuni degli aspetti della decadenza moderna che lungi dall’essere solo della città di Civitavecchia si manifesta in questa con lineamenti ben visibili. Fortunatamente ci sono tanti altri giovani che si impegnano nel volontariato, nell’aiuto dei più bisognosi, nella coltivazione delle arti e della cultura ed ai quali – davvero – accorerebbe che gli amministratori e le istituzioni dessero maggiore energia e sostegno. Il loro difetto è che non hanno tempo di mostrarsi e scorazzare in lungo e in largo, proprio al Viale.



Fonte: aurhelio.it
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