La nuova statua del bacio ci rappresenta nella memoria e nell'identità

Il posizionamento della statua “Il bacio della memoria di un porto” restituisce finalmente alla città un po’ di bellezza, di bontà e di giustizia

Incontro con il Sindaco per intitolare una piazza alle vittime dei bombardamenti

Il Comitato 14 Maggio ha avanzato una richiesta scritta di intitolare il piazzale compreso tra via Mazzini e Via Gorizia alle vittime civili dei bombardamenti anglo-americani

Anniversario della nascita dell'Optimus Princeps, il fondatore di Civitavecchia

Ogni nuovo Imperatore dopo Traiano veniva salutato dal Senato con l'augurio: possa tu essere più fortunato di Augusto e migliore di Traiano (Felicior Augusto, melior Traiano)

Recensione della nostra visita presso la Macchina del Tempo Civitavecchia

E’ una calda sera di agosto quella che ci vede, insieme ad alcuni simpatizzanti, in visita presso la Macchina del Tempo, progetto inedito a cura di Roberta Galletta, divulgatrice storica

14 maggio, Anniversario dei bombardamenti anglo-americani su Civitavecchia

Il Comitato ha deposto un omaggio floreale presso il Monumento alle Vittime civili dei Bombardamenti, partecipando alla cerimonia ufficiale insieme alle autorità locali per ricordare quanti hanno perso la vita durante la 1° incursione aerea alleata.

5 gennaio 2021

L'Epifania | tradizione popolare, i riti, il tempo solstiziale

La Befana può senza alcun dubbio considerarsi uno dei personaggi più tipici e conosciuti del folklore italiano cui la fantasia infantile è tuttora legatissima. Personaggio mitico, personificazione della festività dell’Epifania che ricorda in ambito cristiano l’omaggio che i Re Magi offrirono a Gesù Bambino, questa creatura ha, però, origini assai più antiche, che affondano le loro radici nelle religioni precristiane.

Alfredo Cattabiani, nel suo bel libro Calendario, scrive che “il 6 gennaio era la data paleologica del solstizio d’inverno, nella quale si festeggiava il nuovo sole (…). Poi la festa venne adottata dalle chiese orientali purificata dagli elementi gnostici, sicché si trasformò nella quadruplice celebrazione della nascita di Cristo, dell’adorazione dei Re Magi, del suo battesimo e del primo miracolo di Cana”.

Molto prima della venuta di Gesù, in Egitto si celebrava il 6 gennaio la nascita del dio Eone dalla vergine Kore con una processione rituale sulle sponde del Nilo. Parimenti la dea celtica Epona può essere paragonata alla nostra Befana, ma anche alla greca Demetra, a Diana patrona della stregoneria, alle dee Berchta e Frau Holle della mitologia nordico-scandinava. In genere Epona era raffigurata su un cavallo, o posta accanto a dei cavalli, con una serie di oggetti simbolici ed era spesso sistemata in piccole edicole nelle stalle, con il compito di proteggere gli animali e di favorire l’abbondanza dei raccolti e la fertilità degli animali d’allevamento.

Il tempo solstiziale

Per gli antichi il tempo del solstizio d’inverno era ritenuto sacro e occasione per festeggiare la rinascita del sole: da quel giorno, infatti, le giornate cominciano ad allungarsi e il sole riprende vigore, nonostante la stagione diventi più fredda. Nel grande nord questo tempo durava nove giorni e nove notti: erano le magiche notti di Odino, durante le quali il mitico condottiero percorreva con la schiera dei suoi valorosi guerrieri l’arco del cielo, portando doni ai comuni mortali.

Nella Grecia antica era la dea Hera a percorrere il cielo portando doni e abbondanza durante dodici notti solstiziali. Hera, legata a Diana – da cui Herodiana, in seguito mutata in Erodiade – era la dea notturna per eccellenza, che soprintendeva al noto “Corteo di Diana”, in cui le donne pagane compivano i loro sortilegi, donne che dopo l’avvento del Cristianesimo divennero malvagie e dissolute, votate a Satana, snaturando così la loro vera origine legata ai culti di fertilità e abbondanza. Questa decadenza spiega anche, con tutta probabilità, l’aspetto attuale delle Befane: donne brutte e sdentate, dai capelli arruffati e coperte di miseri stracci, proprio come le streghe che ben conosciamo.

La Befana nella tradizione popolare

In Italia la figura è molto popolare in tutta la penisola, anche se il termine deriva probabilmente da una parola di origine toscana. Nella notte tra il 5 e il 6 gennaio la vecchietta, che si muove volando su una scopa (altro attributo proprio della strega), scivola nei camini con il suo capace sacco pieno di doni per i bambini buoni e di carbone per quelli che durante l’anno appena trascorso si sono comportati male, e sistema i medesimi nelle calze appese a bella posta vicino ai letti. befana-2

In Toscana vi è anche la canzone della Befana, la “befanata”, canto sacro, ma più frequentemente profano, che un giovane travestito da vecchia e accompagnato da suonatori ripete di casa in casa la sera dell’Epifania.

Le Befane italiane sono suddivise in una certa quantità di “tribù”, diverse da regione a regione. Ci sono le Ardoiee del circondario di Belluno; la Berta e la Giampa, sempre nel Veneto; la Donnazza di Borca del Cadore; l’Invidia, diffusa nel pesarese, che percorre le contrade portando cattiveria e mala sorte a chi ha la sventura di incontrarla: la Maratega e la Redodesa, che vivono lungo il corso del fiume Piave; nel bolognese ci sono le Borde, che provocano la nebbia. A Iesi abitano le Vecchie, nella Val di Chiana e nel circondario di Arezzo le Vecchiarine. In Istria ci sono le Rodie, che corrono cavalcando le nuvole nel vento impetuoso che, quando scoppia un temporale, spinge la grandine sulle campagne.

Anche in Lombardia la Befana si confonde con una creatura del vento. Nel milanese si dice che “balla la vèggia” quando si vede un tremolio di luce prodotto dai vapori sottilissimi che si sollevano da terra nelle giornate canicolari. Così nel pavese chiamano “vèggia” o “gibigiana” il medesimo fenomeno. Nel bresciano, invece, la “ecia” è più propriamente una strega; quando si vede sulle pietre il tremolio della calura si dice: “El bala la Ecia”. Si crede che questa strega torni sotto terra all’arrivo del freddo. A lei si devono i semi infecondi nei campi, il marciume delle erbe e le malattie delle bestie.

I riti dell’Epifania

Anticamente la notte dell’Epifania era anche l’occasione per praticare tutta una serie di riti apotropaici, in cui la tradizione cristiana si ammantava di paganesimo in un sincretismo davvero originale. E’ diffusa ancora ai giorni nostri l’usanza di “ardere la vecia”: un enorme pupazzo, composto da legna, stracci e fascine, di forma umana, viene posto su di una pila di legna e dato alle fiamme. La figura della “vecia” era una specie di capro espiatorio per esorcizzare tutto il male e per propiziarsi l’abbondanza e la fertilità dei campi. Con la distruzione della vecchia nell’immaginario popolare (forse un antico retaggio di sacrifici umani o animali) si intendeva rappresentare la fine di tutti i mali. La stessa cosa avviene la notte di Capodanno, quando si lanciano oggetti vecchi dalle finestre.

In alcune località del Veneto e del Friuli si lanciano delle ruote di legno incendiate lungo i pendii dei monti; il rito viene detto “rito della stella”, perché anticamente le ruote rappresentavano la corsa del sole nel cielo. Nel trevigiano era in uso fino a pochi decenni fa la tradizione della “notte del panevin”. Si accendevano grandi fuochi, appiccati dai bambini più piccoli del paese, e tutti prendevano a danzare attorno al falò, intonando un canto che recitava:

“Evviva il panevino,

la focaccia sotto il camino,

fagioli per i figli, fieno per i buoi,

polenta per i bambini, santità ed allegrezza”.

Nel modenese i contadini usavano colpire con un ramoscello gli alberi da frutta, ripetendo una filastrocca di buon augurio:

“Carga, carga, e tin, tin,

tan, treinta cavagn st’an ech vin

(caricati, caricati, e tienili, tienili,

fanne trenta ceste nell’anno che sta per venire)”.

Fonte: aurhelio.it
Share:

3 gennaio 2021

Il bilancio delle attività del Comitato 14 Maggio per l'anno 2020

Il 2020 si è appena concluso e per il Comitato 14 Maggio è il momento del bilancio delle attività.

Come ogni anno il Comitato ha preso parte alla cerimonia di commemorazione delle vittime dei bombardamenti anglo-americani rimanendo l'unico rappresentante della società civile a partecipare all'evento, questa volta svoltosi in maniera ristretta a causa delle misure contro il COVID-19.

Continuando nel suo intento di rendere decoroso e centrale il Monumento alle Vittime dei Bombardamenti, il Comitato ha avanzato una proposta per intitolare ai caduti del 14 maggio lo spiazzo dinnanzi alla lastra monumentale. A tal fine sono stati incontrati il Sindaco e l'Assessore alla Cultura nonché è stata protocollata una proposta di mozione ad hoc.

Altre proposte avanzate all'amministrazione locale hanno riguardato la festività di Ognissanti e il cimitero monumentale, la riqualificazione del Monumento ai Mutilati e Invalidi del Lavoro ma anche il Monumento ai Caduti di Tutte le Guerre. 

In ambito più squisitamente culturale il Comitato ha salutato l'inaugurazione della statua del "bacio della memoria di un porto", ha visitato la "Macchina del Tempo Civitavecchia" della divulgatrice storica Roberta Galletta e recensito l'evento di intitolazione dell'anfiteatro del Parco Martiri delle Foibe a Norma Cossetto. 

Quest'anno il Comitato è stata l'unica associazione del territorio a ricordare lo storico e prestigioso gemellaggio con la città di Betlemme dando spazio all'appello di pace del Sindaco di Betlemme e continuando a segnalare all'amministrazione locale l'assenza del cartello toponomastico di Piazza Betlemme.  

Nel suo impegno per la promozione della figura dell'Imperatore Traiano, il Comitato ha iniziato una serie di consultazioni con le associazioni del territorio volte a  proporre un piano di riscoperta del fondatore della città come elemento imprescindibile dell'identità di Civitavecchia. 

Attraverso i suoi canali il Comitato ha segnalato gli eventi più importanti del territorio, gli anniversari di personalità storiche di spicco della città così come anche le date che scandiscono il tempo sacro. La partecipazione e la presenza crescente nei media del comprensorio ha inoltre consentito di far conoscere maggiormente le attività del Comitato e il suo obiettivo statutario di coltivare la memoria storica della città  


- 22/12/2020 Appello per fermare l’oltraggio al Monumento degli eroi di tutte le guerre

- 19/12/2020 Traduzione dell'appello di pace del Sindaco di Betlemme in occasione del 22° anniversario del gemellaggio tra Civitavecchia e la città palestinese

- 09/11/2020 Lettera aperta al Sindaco Tedesco per intitolare una piazza alle vittime civili dei bombardamenti anglo-americani

- 11/10/2020 Il Comitato porta all’attenzione del Comune di Civitavecchia e dell'ANMIL lo stato deplorevole dei giardini del Monumento ai Mutilati e Invalidi del Lavoro e offre la sua disponibilità per contribuire alla sua riqualificazione

- 26/09/2020 Protocollata la proposta di Mozione per l'intitolazione di “Largo Caduti 14 Maggio”

- 19/09/2020 Festività di Ognissanti e dei Morti | Agevolare i cittadini, rivalorizzare il cimitero monumentale

- 06/09/2020 Cerimonia per Norma Cossetto a Civitavecchia

- 28/09/2020 Lettera aperta al Sindaco Tedesco per il ripristino del cartello toponomastico in piazza Betlemme

- 15/09/2020 Presa di posizione sull'innaugurazione della nuova statua del bacio

- 20/08/2020 Visita presso la Macchina del Tempo Civitavecchia – Recensione

- 30/08/2020 Incontro con il Sindaco e l'assessore alla cultura per intitolare una piazza alle vittime civili dei bombardamenti

- 02/07/2020 Torre di Guardia francese presso il mercato di Civitavecchia

- 14/05/2020 Commemorazione dei bombardamenti anglo-americani su Civitavecchia

Share:

22 dicembre 2020

Comunicato: Fermiamo l’oltraggio al Monumento degli eroi di tutte le guerre


A due anni di distanza dal centenario della Grande Guerra, Civitavecchia sembra essersi dimenticata del sacrificio dei propri nonni che hanno dato la vita per difendere la patria. Capita di frequente infatti che lo spazio dinanzi al Monumento ai  Caduti di tutte le guerre, opera dello scultore torinese Remo Riva, situato presso il Piazzale degli Eroi, venga utilizzato impropriamente come parcheggio per scooter da parte di comitive di ragazzi.

Che la sensibilità e  il rispetto verso i caduti non siano condivisi proprio da tutti, nemmeno dai più grandi, ce ne eravamo già accorti quando la vecchia amministrazione comunale proprio due anni fa, in pieno Centenario della fine della Prima Guerra Mondiale, pensò bene di cambiare il nome a Via Piave, nel centro storico.

Noi non vogliamo rassegnarci ai comportamenti oltraggiosi di quanti hanno perso la memoria e il rispetto per i propri antenati. Cogliamo l’occasione, dunque, di lanciare un appello al Sindaco e all'intera amministrazione comunale per attivarsi nella salvaguardia del decoro del Monumento ai Caduti. Il momento particolare dovuto alla pandemia, che spinge sempre più città in Europa a rivedere gli spazi riservati alle auto, potrebbe rappresentare un'occasione per un progetto di più ampio respiro di riqualificazione del Piazzale degli Eroi che implichi una sua intera pedonalizzazione valorizzando tanto il monumento in questione che la facciata della Chiesa Immacolata Concezione adiacente al ghetto.

Il direttivo del Comitato 14 Maggio





Share:

21 dicembre 2020

È sempre più buio prima che sorga il Sole...


È sempre più buio prima che sorga il Sole... Vecchio adagio popolare
, non so dire di che origine, ma che ben si attaglia a questo periodo dell'anno. Quando i giorni divengono vertiginosamente più corti, e le notti più lunghe ed oscure. E si susseguono le Feste della Luce.

Tutte Feste solstiziali. Feste che evocano, più che invocare, la resurrezione del Sole dalle profondità della Notte. 

San Nicola, Santa Lucia, Natale e le dodici notti incantate che vanno sino all'Epifania... 

Nicola , vescovo di Myra, archetipo cristiano di Santa Klaus, che porta doni , certo, ma che, prima ancora, sconfigge e soggioga il Krampus, demone oscuro dalle fattezze animali. Da allora divenuto suo servitore, che lo accompagna nella notte punendo con la frusta i bambini cattivi. Tradizione che perdura nell'arco alpino, dove le processioni di San Nicola vengono animate da torme di Krampus, con le loro , spesso violente, beffe. 

Santa Lucia , Lussia, dea, ninfa e strega che i Longobardi, calando dalla Scandinavia, portarono nella Valle Padana, e più giù, sino in Campania col Ducato di Benevento. A tratti luminosa e incantevole fanciulla, in altri  vecchia mostruosa - come la Crimilde di Biancaneve - Lussia è tanto la tenebra profonda dell'inverno, quanto la rinascita solstiziale della luce. E Natale, poi, Sol Invictus. E l'Epifania, le Manifestazioni, la festa cristiana più antica, che si è sovrapposta all'antico, e arcano, capodanno egizio... Quando si adornava un albero sempreverde, forse una palma, in onore di Hator. E potremmo aggiungere ancora Santa Barbara che ha a che fare, per tradizione, col fuoco, e Sant'Ambrogio, e San Silvestro, il papa mago che presiede alla fine dell'anno vecchio e prelude al Capodanno. L'inizio di un nuovo ciclo. E che lascia intravvedere dietro il manto pontificale i due volti inquieti di Giano. Il Dio della fine e dell'inizio. Il Dio delle Porte. Che trova un inimmaginabile cugino nel Nonno Inverno dell'Oriente slavo. Lo spirito del Solstizio, giunto con i variaghi che fondarono Kiev, e che porta doni il primo dell 'Anno. 

La luce che rinasce dalla tenebra è archetipo fondante del nostro immaginario. È l' inizio della Genesi, e della Teogonia esiodea. Dove la Luce che sorge dalla Notte è Eros primigenio. Eros che distingue ed ordina le cose indistinte. Che dà origine al Cosmo. 

Perché Eros, nella sua essenza, altro non è che Luce. In Dante, la Luce di Beatrice che invia Virgilio a salvarlo dalla Selva Oscura. E in Catullo 

la Donna amata, Lesbia, viene definita  "mio desiderio di luce". 

Nel microcosmo dell'esistenza si possono leggere i grandi processi cosmici. Una forte passione, che ti coglie, inattesa, in un momento difficile ed oscuro della vita, è, dunque, l'annuncio di un Solstizio. Di una possibile rinascita della luce. 

Nelle feste solstiziali attendiamo , da bambini, doni. San Nicola, Santa Luvea, Santa Claus, la Befana o i Magi portano balocchi e dolciumi. Soprattutto portano incanto e gioia. Speranza. 

Sono simboli di un'attesa che resta latente nel nostro animo anche dopo l'infanzia. Dove, come diceva il Pascoli, riposa e sonnecchia pur sempre un fanciullino capace di meraviglia. Basterebbe saperlo ascoltare... 

Andrea Marcigliano 

azionetradizionale.com

Share:

19 dicembre 2020

20 dicembre, Diretta streaming | Concerto di Natale della Filarmonica di Civitavecchia


Si terrà il 20 dicembre alle ore 19 in Cattedrale la nona edizione del concerto “Note di Natale” in cui si esibirà il Coro della Filarmonica, con la partecipazione straordinari del M° Corrado Stocchi, primo violino dell’orchestra.

L’evento, patrocinato dal Comune di Civitavecchia, è a scopo benefico ed i proventi della raccolta fondi saranno devoluti all’Associazione “Francesco Ricciardi ODV” che promuove iniziative volte a migliorare il livello qualitativo della vita delle persone con disabilità psicomotorie (sarà possibile fare una donazione tramite bonifico al seguente IBAN IT 45 E 08327 39040 00000000 5838 CAUSALE: Note di Natale 9).

I brani proposti, di cui uno interpretato nella lingua dei segni, risuoneranno in una cattedrale dalle porte chiuse e nel rigoroso rispetto delle norme vigenti derivate dalla pandemia. La Filarmonica, però, invita tutti all’apertura del cuore, collegandosi via streaming attraverso la sua pagina Facebook per ascoltare il concerto e per donare a chi in questo momento difficile paga un prezzo molto più alto degli altri alla crisi che stiamo vivendo.

Fonte: trcgiornale.it

Share:

18 dicembre 2020

22° anniversario del gemellaggio Civitavecchia - Betlemme | Appello di pace del Sindaco di Betlemme


In occasione del 22° anniversario del gemellaggio tra Civitavecchia e la città santa di Betlemme, il Comitato 14 Maggio desidera omaggiare tale data traducendo il recente appello alla comunità internazionale dell'avv. Anton Salman, sindaco di Betlemme. In quanto città gemellate, è nostro dovere come abitanti di Civitavecchia dare spazio al messaggio di pace proveniente dalla Palestina con l'augurio che la città di Betlemme ritorni presto al suo passato splendore e nuovi progetti di cooperazieone tra le nostre città abbiano nuovamente luogo. 


Lettera aperta del Sindaco di Betlemme alla Comunità Internazionale

Domenica scorsa il governo israeliano ha portato avanti la costruzione di oltre 1200 unità [abitative ndr] in un'area a nord di Betlemme noto come l'insediamento illegale di "Giv'at Hamatos". La sua costruzione è la continuazione di un processo di occupazione israeliana, iniziato nel 1967 quando la potenza occupante ha sciolto la legittima Municipalità araba di Gerusalemme Est e ha unilateralmente ampliato i confini comunali dell'illegittima Municipalità di Gerusalemme, che comprendeva anche 22000 dunum [22 km², ndr] di terra che appartenevano a Betlemme, come Beit Jala e Beit Sahour.

L'insediamento illegale di Giv'at Hamatos mira a collegare gli insediamenti illegali di Gilo ("Al Slayeb", costruito nel 1973 principalmente sulle terre di Beit Jala) e Har Homa ("Jabal Abu Ghneim", costruito nel 1996 sulle terre di Beit Sahour), creando una solida barriera di insediamenti che perpetuerà la separazione di Betlemme da Gerusalemme, entrambe in territorio palestinese occupato da Israele nel 1967. Questo rappresenta un duro colpo per le nostre città, che rappresentano le aree principali per la nostra crescita naturale. Ciò circonderà anche Beit Safafa e cambierà il paesaggio intorno allo storico monastero di Ma Elias, la prima tappa della processione della vigilia di Natale che si svolge ogni anno dalla città vecchia di Gerusalemme. Questa continua espansione coloniale non solo separa la geografia tra le città sante, ma contribuisce anche al sabotaggio delle nostre usanze e tradizioni palestinesi, religiose o culturali, ereditate dai nostri antenati.

Tutti gli insediamenti israeliani sono illegali secondo il diritto internazionale. Ciò è stato riaffermato in diverse risoluzioni dell'ONU, tra cui la risoluzione 2334 del Consiglio di sicurezza dell'ONU del 2016. La Corte Internazionale di Giustizia ha chiarito nel suo parere consultivo del 2004 che questi insediamenti non sono solo illegali, ma contribuiscono a negare il diritto inalienabile dei palestinesi all'autodeterminazione.

La Corte stabilisce anche chiare responsabilità per tutti i Paesi amanti della pace, inter alia, l'obbligo di non riconoscimento e di non supporto. Eppure, 16 anni dopo, ben poco di tutto ciò è stato attuato. Infatti, le aziende straniere continuano a contribuire allo sviluppo e al consolidamento degli insediamenti israeliani e delle relative infrastrutture, compresi gli insediamenti che separano Betlemme e Gerusalemme.

Oltre ad affrontare la pandemia COVID-19 e la grave crisi economica dovuta alle cancellazioni del turismo, nel corso del 2020 abbiamo dovuto affrontare l'espansione degli insediamenti e le relative infrastrutture in tutto il nostro distretto, anche nella valle di Al Makhrour/Battir (dichiarata patrimonio dell'umanità) e a Cremisan. Qualche settimana fa sono state approvate più di 900 unità [abitative, ndr] per l'insediamento coloniale illegale di Har Gilo, situato sulla collina più alta di Betlemme.

Quando Israele iniziò la costruzione dell'insediamento di Har Homa nel 1996, abbiamo anche sentito dichiarazioni di "preoccupazione" e "condanna", eppure la mancanza di azione è ciò che ha permesso a Israele, quasi 25 anni dopo, di avere oltre 24000 coloni in questo luogo. Chiunque affermi di avere a cuore la pace e la sicurezza mondiale, un ordine mondiale basato su regole, l'attuazione dei diritti inalienabili del popolo palestinese, da tempo attesi, e in particolare il presente e il futuro della più antica comunità cristiana del mondo, ha la responsabilità legale, morale e politica di agire per chiamare Israele a risponderne.

Così e durante questo santo periodo di Natale, quando i cuori e i luoghi di tutti i credenti sono diretti verso Betlemme, la città della Natività, invitiamo tutte le nazioni amanti della pace, la prossima amministrazione di Biden, l'Unione Europea e in particolare quei paesi che hanno uno status speciale per quanto riguarda lo Status Quo dei Luoghi Santi, così come la Santa Sede, ad agire immediatamente per porre fine all'occupazione israeliana della Palestina, interrompendo urgentemente la costruzione dell'insediamento coloniale illegale di "Giv'at Hamatos". Betlemme non ha più bisogno di soffocamento e chiusura. Merita di essere riportata al suo antico splendore di città aperta alla pace.

Avv. Anton Salman
Sindaco di Betlemme

Share:

14 dicembre 2020

Origini e significato della tombola e dei regali di Natale


(da Angelo de Gubernatis – Storia Comparata degli usi natalizi, nuziali e funebri in Italia e presso gli altri popoli indoeuropei) – 22/12/2017

In occasione delle feste natalizie si avverte per le vie un’atmosfera elettrizzata, un desiderio di vacanza, di giochi, di incontri, di pranzi e soprattutto di regali. Qualche moralizzatore l’attribuisce alla smania di consumi che sarebbe indotta artificialmente da chi ha interesse a rastrellare la provvidenziale tredicesima. C’è invece chi ne critica l’atteggiamento poco consono alla festa cristiana. In effetti, questa atmosfera non si ispira certo al Natale cristiano se non per una coincidenza di date. È dovuta invece al radicamento nella psiche di archetipi che originano comportamenti costanti in occasione delle feste che chiudono un ciclo e ne aprono un altro segnando la fine di un anno e l’avvento di uno nuovo: comportamenti che esprimono la volontà conscia o inconscia di un totale rinnovamento.

La volontà di rigenerazione si è espressa nel mito dell’eterno ritorno, presente in quasi tutte le tradizioni, che narra della distruzione periodica dell’universo e dell’umanità cui seguirà un nuovo universo e una nuova umanità. Questo ciclo potrebbe essere paragonato a un Grande Anno rispecchiato e simboleggiato da quello solare. Come il Grande Anno comincia con una creazione, continua con un’esistenza che è la storia del suo progressivo degenerare, e si conclude con un ritorno al caos, così l’anno, solare nasce e si sviluppa nel corso dei mesi impoverendosi giorno dopo giorno fino alla sua morte nel caos, in un generale rimescolamento: per poi nascere nuovamente. Nei periodi di passaggio da un anno all’altro, come già si è spiegato, si sono sempre svolti riti e cerimonie di purificazione e di espulsione di demoni con lo scopo di sopprimere il passato con i suoi drammi, mali e peccati. E per mimare il caos della fine, la fusione di tutte le forme nella vasta unità indifferenziata, si manifestano comportamenti orgiastici e intermezzi carnascialeschi fino al rovesciamento dell’ordine normale. Nella Roma antica questo periodo cominciava con la festa dei Saturnali sulla cui allegra «confusione» regnava il mitico dio dell’età dell’oro, Saturno.

I Saturnali venivano celebrati lietamente per una settimana, fra il 17 e il 20 dicembre, e, in epoca imperiale, continuavano fino al 24 conglobando altre feste. Durante quei giorni, come in ogni periodo di caos rituale, la gente si scambiava i ruoli: ad esempio i padroni servivano gli schiavi. Inoltre si permetteva il gioco d’azzardo che, proibito durante il resto dell’anno, era originariamente un atto rituale in stretta connessione con la funzione rinnovatrice di Saturno il quale distribuiva le sorti agli uomini per il nuovo anno; sicché la fortuna del giocatore non era legata al caso ma al volere della divinità. Per questo motivo durante i Saturnali si giocava con la tavoletta, una specie di dama su cui si muovevano minuscole quadriglie d’avorio a imitazione degli spettacoli del circo; oppure ai calcoli, trentadue pedine d’avorio o vetro o metallo, distinte per il colore in due gruppi e usate per un gioco simile agli scacchi in cui si doveva evitare che la pedina restasse circondata e quindi, catturata. Il ricor­do sbiadito di quei giochi è l’attuale tombola che si usa nel giorno di Natale. Anche le statuette d’argilla che ci si scambiava come doni durante la festa erano collegate al gioco divino: simboleggiavano gli uomini che vi erano raffigurati, mentre le candele di cera, anch’esse dorate, alludevano alla luce che miticamente aveva portato Saturno con l’età dell’oro.

Oggi a Natale sono scomparsi i comportamenti carnascialeschi dei Saturnali mentre è più viva che mai l’usanza delle strenne che i Romani offrivano al primo dell’anno, in un periodo collegato al rinnovamento annuale. Nell’Antichità le strenne erano costituite da rametti di una pianta propizia che si staccavano da un boschetto sul­la via Sacra, consacrato a una dea di origine sabina, Strenia, apportatrice di fortuna e felicità. Secondo Varrone «quasi fin dalle prime origini della città di Roma si adottò l’uso delle strenne istituito da Tito Tazio, il quale per prime prese come buon auspicio per l’anno nuovo il ramoscello di una pianta propizia [arbor felix] dal bosco della dea Strenia». Poi, poco a poco, si chiamarono strenae anche doni dì vario genere e addirittura monete.

La strena è dunque l’antenata, per così dire, dei regali di Natale, detti appunto strenne, e anche delle mance natalizie. Queste ultime così furono cristianamente interpretate in epoca barocca: «Suol darsi la Mancia in queste santissime Feste di Natale in memoria della gran liberalità del N. Sig. Dio, il quale diede se stesso a tutto il mondo, e in memoria di quella gran Mancia della Pace, che dagli Angeli nella Natività di esso fu data e annunciata in terra a tutti gli uomini e per caparra ancora del preziosissimo sangue ch’ egli era per cominciare a spargere nel giorno della Sua Santissima Circoncisione, il quale doveva poi versare affatto nella sua Passione sul duro legno della Croce».

(via azionetradizionale.com)

Share:

Post più popolari

Visualizzazioni totali

Modulo di contatto

Nome

Email *

Messaggio *

Bacheca FB:

Comitato 10 Febbraio

Firma la petizione

Movimento per la Vita - Civitavecchia