La nuova statua del bacio ci rappresenta nella memoria e nell'identità

Il posizionamento della statua “Il bacio della memoria di un porto” restituisce finalmente alla città un po’ di bellezza, di bontà e di giustizia

Incontro con il Sindaco per intitolare una piazza alle vittime dei bombardamenti

Il Comitato 14 Maggio ha avanzato una richiesta scritta di intitolare il piazzale compreso tra via Mazzini e Via Gorizia alle vittime civili dei bombardamenti anglo-americani

Anniversario della nascita dell'Optimus Princeps, il fondatore di Civitavecchia

Ogni nuovo Imperatore dopo Traiano veniva salutato dal Senato con l'augurio: possa tu essere più fortunato di Augusto e migliore di Traiano (Felicior Augusto, melior Traiano)

Recensione della nostra visita presso la Macchina del Tempo Civitavecchia

E’ una calda sera di agosto quella che ci vede, insieme ad alcuni simpatizzanti, in visita presso la Macchina del Tempo, progetto inedito a cura di Roberta Galletta, divulgatrice storica

14 maggio, Anniversario dei bombardamenti anglo-americani su Civitavecchia

Il Comitato ha deposto un omaggio floreale presso il Monumento alle Vittime civili dei Bombardamenti, partecipando alla cerimonia ufficiale insieme alle autorità locali per ricordare quanti hanno perso la vita durante la 1° incursione aerea alleata.

Visualizzazione post con etichetta consigli di lettura. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta consigli di lettura. Mostra tutti i post

23 febbraio 2022

Reges Augures. Il sacerdozio regale nella Roma delle origini

Il libro

Nei vent’anni trascorsi dalla pubblicazione di Imperium. Origine e funzione del potere regale nella Roma arcaica hanno visto la luce resoconti di nuove importanti scoperte archeologiche, sono stati pubblicati nuovi studi e, per quanto riguarda l’Autore, nuove intuizioni hanno dischiuso nuove prospettive di indagine. Per queste ragioni abbiamo ritenuto più che conveniente procedere a una nuova edizione di questo studio, aggiornata nel contenuto, notevolmente ampliata e in vari punti opportunamente corretta. Non si tratta, dunque, d’una semplice riedizione ma della rielaborazione d’un testo destinato a orientare il lettore alla comprensione di un tema di primaria importanza nella tradizione romana e nella storia d’Europa: l’origine divina del potere. Dalla Roma delle origini, dove il potere regale riceveva l’aumento divino attraverso l’auctoritas conferita da Giove, alla Roma cristiana, dove, d’accordo col principio «non est potestas nisi a Deo», l’origine del potere venne trasferita da Giove a Dio, il concetto di ‘potere’, inteso come elargizione divina alla persona del sovrano, rimase inalterato nella sostanza per un lungo corso di secoli. Affrontare questo tema significa, dunque, illuminare un aspetto centrale della storia d’Europa e della koiné culturale europea.


L’Autore

Mario Polia (Roma, 20 maggio 1947), archeologo, antropologo ed etnografo, nonché specialista in antropologia religiosa e storia delle religioni, ha diretto in Perù un programma di ricerca sulle tradizioni indigene e sullo sciamanesimo andino. Vincitore del Premio Paolo Toschi (1999) per la ricerca sul campo, è oggi curatore del Museo Demo-antropologico di Leonessa (Rieti). Già docente di ‘Antropologia Medica’ presso la Pontificia Universidad Católica di Lima e di ‘Antropologia’ alla Pontificia Università Gregoriana di Roma, ha all’attivo una prolifica attività di saggista. Per Cinabro Edizioni ha scritto Exempla. L’ideale eroico nell’epica greca e romana, L’etica del guerriero. La via dell’azione nella Bhagavad Gita e Il drago e l’eroe nei miti del nord, tutti pubblicati nella collana Paideia da lui fondata e diretta.

Fonte: cinabroedizioni.it

Share:

1 novembre 2021

La festa di Ognissanti | Le differenze di qualità del tempo

Tutti i Santi, quadro di Beato Angelico

Il 1° novembre è lo spartiacque fra un anno agricolo e l’altro. Finita la stagione dei frutti la terra, che ha accolto i semi del frumento destinati a rinascere in primavera, entra nel periodo del letargo: «Per l’Ognissanti siano i grani seminati e i frutti rincasati» consiglia un proverbio.
Per i cristiani si celebrano in questi giorni due feste importanti, Ognissanti e la Commemorazione dei defunti. Ma un tempo, nelle terre abitate dai Celti, che si estendevano dall’Irlanda alla Spagna, dalla Francia all’Italia settentrionale, dalla Pannonia all’Asia Minore, questo periodo di passaggio era il Capo d’anno: lo si chiamava in Irlanda Samuin ed era preceduto dalla notte conosciuta ancor oggi in Scozia come Nos Galan-gaeaf, notte delle Calende d’inverno, durante la quale i morti entravano in comunicazione con i vivi in un generale rimescolamento cosmico, come già si è constatato in altri periodi critici dell’anno.

Era festa grande per i Celti, così come le feste solstiziali di Capodanno lo erano per i Romani, e veniva ancora celebrata all’inizio del medioevo. Per cristianizzarla l’episcopato franco istituì al 1° novembre la festa di Ognissanti alla cui diffusione contribuì soprattutto Alcuino (735-804), l’autorevole consigliere di Carlo Magno. Qualche decennio dopo, l’imperatore Ludovico il Pio, su richiesta di papa Gregorio IV (827-844) ispirato a sua volta dai vescovi locali, la estese a tutto il regno franco. Ma ci vollero ancora parecchi secoli perché il 1° novembre diventasse in tutta la Chiesa d’occidente la festa d’Ognissanti: fu papa Sisto IV a renderla obbligatoria nel 1475.

La tradizione di festeggiare tutti i santi, anche quelli ignoti, non è nata tuttavia in Francia. Fin dalla seconda metà del secolo II in Oriente e del III in Occidente la Chiesa festeggiava ogni anno l’anniversario del dies natalis di ogni martire, ovvero il giorno della sua rinascita in cielo che coincideva, come s’è già spiegato, con la morte. In greco mártyr significava testimone; e il primo dei martiri, il modello, era stato il Cristo stesso, «il testimone fedele», come l’aveva chiamato nell’Apocalisse Giovanni, il quale tuttavia aveva dato il medesimo titolo ad Antipa, ucciso a Pergamo per la sua fede (47). Non era certo una contraddizione poiché il martire che confessa la propria fede nel Cristo fino all’estremo sacrificio diventa una realtà sola con il Crocifisso Risorto e rende al Padre la stessa testimonianza di fedeltà che gli ha reso il Figlio: figlio nel Figlio, nel mistero della comunione celeste. Nei primi secoli si ricordava il martire presso il suo sepolcro con la celebrazione dell’eucaristia. Inizialmente si pregava il Signore per lui, poi si cominciò a pregare suo tramite, a considerarlo cioè intercessore presso Dio, come testimoniano i graffiti romani della Memoria apostolorum che risalgono all’incirca al 260. L’usanza di celebrare ogni martire nel suo dies natalis indusse le Chiese locali a compilare un elenco con la data della morte e il luogo della depositio del corpo, ovvero della morte, come prescriveva san Cipriano, vescovo di Cartagine (morto nel 258) (48): sicché fin dalla metà del secolo III nacquero i primi abbozzi dei calendari cristiani e dei martirologi. La prima depositio martyrum pervenutaci è contenuta nel già ricordato Cronografo Filocaliano (354), così detto perché fu composto da Furio Dionigi Filocalo, artista greco e inventore di caratteri di rara eleganza di cui egli si sarebbe servito più tardi per far scolpire sulle tombe dei martiri le iscrizioni dettate dal suo maestro, papa Damaso. Il Cronografo, che era destinato a un cristiano, come dimostra la dedica (Floreas in Deo, Valentine: possa tu fiorire in Dio, Valentino) contiene nella prima parte un calendario con i fasti romani, seguito dai sette giorni della settimana con le loro proprietà astrologiche; nella seconda, i fasti consolari, il catalogo dei prefetti della città, la descrizione di Roma e infine alcuni testi cristiani fra cui la depositio martyrum con le indicazioni essenziali: per esempio, al terzo giorno dalle Idi di agosto, cioè all’11, si legge Laurenti in Tiburtina, ovvero a Lorenzo sulla via Tiburtina. La riportiamo qui di seguito premettendo tra parentesi la traduzione in date moderne di quelle romane: item depositio martyrum (25 dicembre): VIII Kal. Jan. Natus Christus in Bethleem Judeae. Mense Januario (20 gennaio): XIII Kal. feb. Fabiani in Calisti et Sebastiani in Catacumbas. (21 gennaio): XII Kal. feb. Agnetis in Nomentana. Mense Februario (22 febbraio): VIII Kal. mart. Natale Petri de catedra. Mense Martio (7 marzo): Non. mart. Perpetuae et Felicitatis, Africae. Mense Maio (19 maggio): XIV Kal. jun. Partheni et Calogeri in Calisti, Diocletiano IX et Maximiano VIII cons. (304). Mense Junio (29 giugno): III Kal. Jul. Petri in Catacumbas et Pauli Ostense, Tusco et Basso cons. (258). Mense Julio (10 luglio): VI id. Jul. Felicis et Filippi in Priscillae; et in Jordanorum Martialis, Vitalis, Alexandri; et in Maximi, Silani; hunc Silanum martyrem Novati furati sunt; et in Praetextati, januari. (30 luglio): III Kal. aug. Abdos et Sennes in Pontiani, quod est ad Ursum piliatum. Mense Augusto (6 agosto): VIII id. aug. Xysti in Calisti, et in Praetextati, Agapiti et Felicissimi. (8 agosto): VI id. aug. Secundi, Carpophori, Victorini et Severiani in Albano; et Ostense VII ballistaria, Cyriaci, Largi, Crescentiani, Memmiae, Julianae et Smaragdi. (9 agosto): III id. aug. Laurenti in Tiburtina. (13 agosto): id. aug. Ypoliti in Tiburtina et Pontiani in Calisti. (22 agosto): XI Kal. sept. Timotei, Ostense. (28 agosto): V Kal. sept. Hermetis in Bassillae, Salaria Vetere. Mense Septembre (5 settembre): Non. sept. Aconti in porto, et Nonni et Herculani et Taurini. (9 settembre): V id. sept. Gorgoni in Labicana. (11 settembre): III id. sept. Proti et Jacinti in Bassillae. (14 settembre): XVIII Kal. oct. Cypriani Africae, Romae celebratur in Calisti. (22 settembre): X Kal. oct. Bassillae, Salaria vetere, Diocletiano IX et Maximiano VIII cons. (304). Mense Octobre (14 ottobre): prid. id. oct. Calisti in via Aurelia, miliario III. Mense Novembre (9 novembre): V id. nov. Clementis, Semproniani, Claudi, Nicostrati in comitatum. (29 novembre): III Kal. dec. Saturnini in Trasonis. Mense Decembre (13 dicembre): id. dec. Ariston in Portum.

Il Cronografo contiene anche una depositio episcoporum perché ogni Chiesa locale teneva aggiornato l’elenco dei suoi vescovi per attestare la sua filiazione apostolica e dunque la sua legittimità. Anche per i vescovi era indicato il luogo di sepoltura perché il vescovo in carica potesse visitare alla data fissata la tomba del suo predecessore con una piccola delegazione di chierici e fedeli. Fra i vescovi, a partire dal secolo IV, si cominciò a onorare chi, pur non essendo stato martirizzato, aveva dimostrato di essere testimone del Cristo, ovvero «confessore». Questo termine, originariamente sinonimo di martire, era stato applicato nel secolo III ai cristiani imprigionati, condannati alla prigione perpetua o torturati per la loro fede, che tuttavia erano riusciti a sfuggire alla condanna. Poi fra il secolo IV e il VI assunse il significato di «martire bianco», ovvero di colui che aveva sacrificato la propria vita all’ascesi. Infine con il medioevo sarebbe stato sostituito da quello pagano di santo che in latino – sanctus – significava sacro, degno di religioso rispetto, accetto agli dèi. Era logico che anche i non martiri venissero venerati perché con l’età costantiniana erano tramontate le persecuzioni, e i fedeli avevano cominciato a onorare altre forme di testimonianza evangelica, come quelle dei Padri del deserto, degli asceti, dei fondatori del monachesimo, delle vergini o delle vedove che si erano consacrate al Cristo, e infine dei pastori che meglio avevano testimoniato la loro fede. Sicché a partire dal secolo V si fusero in un unico elenco martiri e confessori: nacquero i primi martirologi che, diversamente dai calendari, la cui funzione era di indicare i fasti locali delle varie Chiese, ordinavano nell’ordine dei giorni tutti i nomi dei santi appartenenti alla Chiesa universale che l’autore riusciva a conoscere. Il più antico pervenutoci è il cosiddetto Martirologio Geronimiano, attribuito erroneamente a san Girolamo. La copia, che risale al 592, fu compilata ad Auxerre, in Francia, ma l’originale, scritto nell’Italia settentrionale e perduto, doveva probabilmente risalire all’incirca alla metà del secolo V. Il Geronimiano aveva ricavato le notizie dal già citato Cronografo Filocaliano, da un martirologio siriaco del 411 (ispirato a sua volta a un martirologio greco redatto a Nicomedia nel 360 all’incirca), dal calendario di Cartagine, anch’esso del secolo V; e altre notizie l’estensore le aveva attinte dalle Chiese dell’Italia settentrionale, della Gallia, della Spagna e della Bretagna. Alla fine del secolo VI san Gregorio Magno ne conosceva l’esistenza perché scriveva a Eulogio, patriarca di Alessandria: «Riuniti in un sol libro, abbiamo i nomi di quasi tutti i martiri, con le loro passioni segnate a ogni giorno, e ogni giorno celebriamo messe in loro onore. In questo volume non è tuttavia indicata la forma della loro passione. Vi è soltanto il nome, il luogo e il giorno della morte» (49). Alla lacuna ovviò il monaco inglese Beda il Venerabile (morto nel 735) che all’inizio del secolo VIII compose un martirologio meno denso di nomi ma con una breve notizia per ciascuno, ricavata dagli acta, dalle Passiones martyrum e dalle successive leggende. Nascevano così i martirologi classici, fra i quali assunse maggiore autorità quello di Usuardo di Saint-Germain (865) che sarebbe stato letto per tutto il medioevo nei capitoli canonicali e nei monasteri, e si sarebbe arricchito via via di altre notizie. Questo testo, collazionato con quello di Beda e con un altro di Adone di Vienna (860), servì per la preparazione del Martirologio romano voluto da Gregorio XIII per mettere ordine nel gran guazzabuglio di date, spesso infondate o in contraddizione fra di loro. La prima edizione del Martirologio romano, che uscì con lettera ufficiale di Gregorio XIII nel 1584, non era tuttavia perfetta. Ne seguirono molte altre rivedute e corrette fino a quella di Benedetto XIV nel 1748 che è servita di base per le ristampe successive con l’aggiunta dei nuovi santi. Se il culto dei singoli martiri e santi risale ai primissimi secoli, a partire dalla fine del secolo IV si sentì in Oriente l’esigenza di celebrare tutti i santi, conosciuti o ignoti, in un’unica festa: la Chiesa siriaca durante il tempo pasquale, la bizantina la domenica successiva alla Pentecoste. A Roma la nascita di quella che sarebbe poi diventata la festa di Ognissanti risale invece al 13 maggio del 610, quando papa Bonifacio IV dedicò il Pantheon alla Vergine Maria e a tutti i martiri (Sancta Maria ad martyres). Successivamente si tentò di introdurre nella città anche la festa bizantina che cadeva la domenica successiva alla Pentecoste; ma la nuova data durò poco perché un’antica tradizione imponeva ai Romani il solenne digiuno delle Tempora che si concludeva con la veglia domenicale. Con il medioevo la festa franca del 1° novembre istituita nel secolo IX, come s’è detto, si estese a poco a poco dal regno franco agli altri paesi finché papa Sisto IV la rese obbligatoria per tutta la Chiesa occidentale. Ognissanti è considerata nel nuovo calendario liturgico una solennità, cioè fa parte delle feste più rilevanti perché secondo la costituzione Sacrosanctum Concilium del Vaticano II «nell’anniversario dei Santi la Chiesa proclama il mistero pasquale realizzato nei santi che hanno sofferto con Cristo e con Lui sono glorificati». Essi sono coloro che avendo assimilato il «modello» Cristo, avendo offerto la propria vita col martirio «rosso» (i martiri veri e propri) o con il «bianco» (gli asceti), partecipano ontologicamente della natura divina: attraverso la porta stretta della «grande tribolazione», come scrive Giovanni, hanno raggiunto la gioia della comunione, introdotti alla presenza inesprimibile e ineffabile di Dio. Lo contemplano nel suo mistero d’amore di Padre, Figlio e Spirito Santo (50). «Tutti stavano in piedi davanti al trono e all’Agnello,» è scritto nell’Apocalisse «avvolti in vesti candide, e portavano palme nelle mani»: simboli di resurrezione, di vittoria sul male e di gloria.

Figli di Dio nel Figlio diventano canali di grazia nel corpo mistico del Redentore dove tutti sono lieti quando un membro è nella gioia e soffrono quand’egli soffre; e dunque, non potendo restare insensibili alle necessità spirituali dei fratelli, intercedono presso il Signore perché la grazia richiesta sia concessa. Tuttavia, come afferma la costituzione conciliare Lumen gentium a proposito della Santa per eccellenza, la Vergine soccorritrice e mediatrice, il ricorso a loro «va inteso in modo che nulla detragga o aggiunga alla dignità e all’efficacia di Cristo, unico mediatore» (51). Il 1° novembre, che celebra la morte di tutti i santi come giorno della loro «nascita», della loro vittoria, dell’assunzione nella comunione divina, ha cristianizzato il capo d’anno celtico non contraddicendone lo spirito perché, se si paragonano i santi ai chicchi di grano, scesi nella stagione autunnale nella terra per rinascere come piante in primavera, si possono comprendere meglio le parole che il Cristo disse ad Andrea e Filippo: «In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuol servire mi segua, e dove sono io là sarà anche il mio servo. Se uno mi serve il Padre lo onorerà» (52).

 Alfredo Cattabiani CALENDARIO Le feste, i miti, le leggende e i riti dell’anno.  Rusconi Libri

 Libro di cui consigliamo vivamente la lettura e quindi l’acquisto. Un libro di carta non potrà mai sostituire una lettura su internet. 

Share:

26 ottobre 2020

Consigli di lettura | Civitavecchia e le sue acque: Terme, acquedotti e fontane nella cartografia e nella letteratura

 


È possibile, oggi, trovare nuovi spunti da cui guardare alla millenaria storia di Civitavecchia in modo da suscitare interesse nei lettori e voglia di approfondire le ricerche nei più giovani?

Con un approccio geostorico, che utilizza fonti di natura diversa, come cartografia storica e letteratura di viaggio, iconografia e panegirici, cronache e documenti d’archivio, in una prospettiva diacronica che cerca di intrepretare i processi territoriali sviluppatisi nel lungo periodo, il libro vuole ricostruire un quadro complesso e articolato delle relazioni instauratesi localmente fra l’uomo e l’ambiente. Le forme di utilizzo delle risorse naturali messe in pratica nel tempo, su tutte le acque termali e le sorgenti potabili, hanno prodotto una ricca stratificazione di tracce materiali e immateriali e un substrato di saperi che costituiscono l’identità della città.

Le strutture di captazione e trasporto che hanno permesso di realizzare magnifiche terme e imponenti acquedotti, oltre a ricollegare strettamente Civitavecchia al territorio circostante, sono indicatori di stagioni di vitalità su cui può essere costituita l’offerta culturale e turistica per i locali come per i visitatori provenienti da Roma e dal vasto circuito della croceristica.

Libro ordinabile su ProspettivaEditrice

Share:

5 giugno 2020

Consigli di lettura | Il problema della scuola


Attraverso Il problema della scuola, pubblicato per la prima volta nel 1955, Guido De Giorgio sintetizza, dal punto di vista tradizionale, i problemi che attanagliano l’istruzione nell’età contemporanea. Le riflessioni qui contenute sono frutto della decennale esperienza di docenza svolta dall’autore fra Tunisi e Mondovì. L’interesse mostrato da De Giorgio per la scuola e la didattica, che si palesa anche attraverso i due manoscritti inediti che qui vengono presentati (La scuola elementare e La scuola è vita), è inoltre espressione della conoscenza dei principi di ordine tradizionale di cui era in possesso l’autore. Come si avrà modo di intendere dalla lettura di queste equilibrate, alte e profonde pagine – grazie anche all’ottimo saggio introduttivo di Gianluca Marletta – la prospettiva tradizionale dell’insegnamento, dell’educazione e della pedagogia si arricchisce, da oggi, di un notevole auspicato contributo.

Libro ordinabile su Cinabro Edizioni
Share:

14 novembre 2019

Enzo Pennetta e la buona scuola | Presso la Galleria del Libro a Civitavecchia


Le riforme della scuola funzionano benissimo contrariamente a quanto si possa pensare, a condizione di pensare a quale sia il vero scopo per il quale sono state fatte.
La scuola deve produrre individui mediocri e sottomessi, le rivoluzioni sono storicamente nate dai ceti borghesi in grado di disporre di risorse economiche e di una elevata cultura, l'eliminazione della classe media e la distruzione della scuola disinnescano il rischio di una protesta efficace contro il sistema neoliberista.



Share:

6 novembre 2019

9 Novembre, Galleria del libro | Presentazione di "Un libro di scuola: l'intrusione del mercato nelle scuole italiane"


Un saggio in cui si cerca di capire cos'è la scuola oggi, come si è evoluta, in cosa è cambiata, dove sta conducendo le nuove generazioni. Questo libro non è solo la raccolta delle opinioni di esperti quali Pietro Ratto, Enzo Pennetta e i professori Mauro Scardovelli, Benedetto Vertecchi e Umberto Galimberti, che ci mostrano in quale tipo di scuola mandiamo i nostri figli, tutti i giorni. Questo libro è un'incitazione al cambiamento, a rinnovare radicalmente il nostro modo di pensare alla vita e a come andrebbe vissuta. Chi controlla i mercati sa benissimo quanto è importante la scuola. Infatti, la manipola e lo fa attraverso il consenso dei politici, nostri rappresentanti, democraticamente eletti, ma che non pensano a noi, non fanno i nostri interessi. Siamo noi che dobbiamo porvi rimedio, pensando, ragionando, vagliando le notizie che ci arrivano da ogni dove, traendo conclusioni, informandoci sui vari modi di fare scuola disponibili e creare una rete di persone consapevoli. Prefazione di Ugo Mattei.

Editore:Bibliotheka Edizioni
Data di Pubblicazione:giugno 2019
Pagine:117
Formato:brossura

Share:

17 ottobre 2019

"Lettere dalla prigionia" | Libro sulla figura di Gianfranco Maria Chiti




Segnaliamo la presentazione del libro "Lettere dalla prigionia" di padre Rinaldo Cordovani insieme alla conferenza del gen. Michele Corrado sulla figura di Gianfranco Maria Chiti, nell'ambito della Festa Internazionale della Storia. La storia di Gianfranco Chiti, suscita interesse non solo per il suo percorso di vita ma anche perché ci ricorda le figure archetipiche dell'Uomo Assoluto, Guerriero e Asceta, in contrapposizione ai modelli livellatori promossi dalla società moderna. 


Share:

4 settembre 2019

Consigli per la lettura | L'epica dei cieli e dei mari


La presente antologia raccoglie articoli pubblicati da Julius Evola tra il 1932 e il 1938 su L’Ala d’Italia e L’Italia Marinara, riviste che si occupavano, rispettivamente, di aviazione e di navigazione. Da queste pagine emergono chiarificazioni e indirizzi per saper vivere e approcciare la pratica del volo e della navigazione con un’attitudine eroica, virile e olimpica, al fine di cogliere, in tutti gli aspetti dell’esistenza, una personale opportunità di arricchimento interiore.

Fonte: Cinabro Edizioni
Share:

31 maggio 2019

Consigli di lettura | Tradizione e realizzazione spirituale. Raccolta di scritti con inediti.

Titolo completo: Tradizione e realizzazione spirituale. Raccolta di scritti con inediti.
Autore: Guido De Giorgio
Anno: 2018
Pagine: 136

Il libro:
L’espressione personale di Guido De Giorgio, spesso poetica e travolgente, parla direttamente ai cuori piuttosto che alle menti. La conoscenza dei Principi della Tradizione che è alla base dei suoi scritti non potrà mai condurre al pericolo di un’interpretazione deviata della dottrina tradizionale: egli ha il ‘fianco coperto’ e il suo insegnamento – condensato in numerosi scritti editi ed inediti che la CinabroEdizioni ha di recente ricevuto il testimone di darne ricostruzione e diffusione – è faro e indirizzo per chi voglia intraprendere un cammino di realizzazione spirituale. Con questa pubblicazione vengono alla luce alcuni manoscritti inediti che, per omogeneità di argomenti trattati, sono stati uniti ai suoi scritti apparsi sulle riviste Ur e La Torre, a cui – per le motivazioni che si potranno leggere nella Nota bibliografica e nell’Avvertenza – sono stati aggiunti i due articoli apparsi su Diorama Filosofico così come riadattati da Evola per la raccolta Introduzione alla Magia.

Share:

23 maggio 2019

Consigli di lettura | Studi su Dante – Scritti inediti sulla Divina Commedia

In occasione dell'anniversario della nascita del Sommo Poeta segnaliamo il libro "Studi su Dante" di Guido De Giorgio disponibile da oggi anche a Civitavecchia presso la Galleria del Libro in Via Traiana 18.

Scheda libro

Collana: Sophia
Titolo: Studi su Dante – Scritti inediti sulla Divina Commedia
Autore: Guido De Giorgio
Pagine: 240
Prezzo: € 20,00
Rilegatura: filo refe
Edito: Ottobre 2017

Il Testo
«Il suo nome non è conosciuto che da pochissimi amici, e probabilmente, come cose scritte e stampate, di lui non resteranno che tracce insignificanti […]». È passato molto tempo e diverse opere di De Giorgio hanno visto la luce, successivamente a quando Evola vergava quelle righe. È per tale motivo che il presente volume, curato da Alessandro Scali, studioso di Dante e cultore di dottrina tradizionale, riunisce numerosi scritti inediti dedicati da Guido De Giorgio all’opera di Dante Alighieri, in particolare alla Divina Commedia, dei quali si aveva notizia ma non la disponibilità. Dalle carte qui pubblicate riemerge l’idea – già espressa da De Giorgio ne La Tradizione Romana – per la quale Dante è «poeta di Dio» e la Commedia «poema sacro» che conduce a Dio; Virgilio è «profeta di Cristo» e l’Eneide «poema mistico» che prepara a Dio. Per De Giorgio dunque, nella Commedia vi è tutta la romanità tradizionale, dove le due tradizioni unificate culminano in una sola ed unica Roma, «non più antica e nuova, ma eterna». Vede così finalmente la luce, una ricca interpretazione anagogica e tradizionalmente orientata della Commedia del Sommo Poeta, lontana dallo studio profano dei moderni, impegnati da secoli a leggere e commentare Dante, nell’assoluta incapacità di comprendere il motivo centrale e l’essenza spirituale della sua sacra Poesia.
L’Autore

Guido Lupo Maria De Giorgio nasce il 3 ottobre 1890 a San Lupo nella provincia di Benevento. Giovanissimo si laurea a Napoli in filosofia, trasferitosi a Tunisi insegna italiano in un liceo, in quel periodo entra in contatto con ambienti esoterici islamici. Subito dopo la prima guerra mondiale si trasferisce a Parigi dove entra in contatto con René Guénon e con le principali riviste esoteriche francesi dell’epoca. Rientrato in Italia collabora con Julius Evola scrivendo su Ur, Krur, La Torre, Regime Fascista, usando di volta i volta gli pseudonimi Zero e Havismat. Dopo la morte del figlio Havis avvenuta durante la guerra d’Etiopia, scelse di vivere isolato tra le montagne piemontesi dove morirà il 27 dicembre 1957.

Indice

Nota Editoriale
Premessa
Capitolo primo
Presentazione: «Ed ecco quasi al cominciar de l’erta»
Il Misticismo sapienziale di Dante
Capitolo secondo
Presentazione: Due brevi ricerche
Intorno alla pantera
[Sine titulo] La bocca di Madonna
Capitolo terzo
Presentazione: I primi canti
Canto I
Canto II
Canto III
Canto V
Capitolo quarto
Presentazione: I canti della morte
Canto IV
Canto VI
Capitolo quinto
Presentazione: Due incompiuti
[Sine titulo] Della lingua volgare
[Sine titulo] Della Trinità
Capitolo sesto
Presentazione: Uno scritto ‘diverso’
Cino da Pistoia
Capitolo settimo
Presentazione: …e da ultimo, un po’ di Paradiso!
Da Lucifero all’Aquila
Repertorio

Cinabro Edizioni
Share:

3 giugno 2017

Consigli di lettura | Eneide - L'eroe alla prova d'amore

Civitavecchia vanta l'onore di poter dire che sulle proprie coste, alla foce del Mignone per l'esattezza, è sbarcato #Enea, il principe troiano dalla cui stirpe è scaturita Roma. Un motivo in più, dunque, per approfondire gli insegnamenti immortali trasmessoci da Virgilio. (Comitato 14 Maggio)

Questo scritto è l’elaborazione di un incontro tenuto da Mario Polia presso i locali del Centro Studi Raido, nell’ambito del ciclo di approfondimenti «Radici Profonde». L’autore ci conduce in un viaggio alla scoperta della Romanità celebrata nell’Eneide, il poema di Virgilio composto durante la rinnovazione augustea.

Al centro della vicenda è Enea, il pius ovvero colui che incarna la Pietas, virtù per eccellenza del futuro Vir romano. Si tratta del «sentimento del dovere» verso gli Dei, verso gli antenati, verso la discendenza.

Diversi aspetti di un’unica virtù, espressi nell’immagine della fuga da Troia, che vede Enea, con il padre Anchise sulle spalle e il figlio Ascanio tenuto per mano, mentre salva i sacra e il Palladio. Enea, figlio di Venere, si allontana dalla Patria in fiamme in aderenza alla missione affidatagli dagli Dei: rifondare una nuova Ilio nel Lazio, dove insediare e custodire i Penati, e dare origine a una discendenza regale.

Da tale stirpe di origine divina, sarebbe nata Rea Silvia, la quale, unita al dio Marte, avrebbe dato vita all’eroe fondatore – Romolo – della nuova città – Roma – a cui Giove avrebbe concesso imperium sine fine.

L’immagine della fuga da Troia rievoca anche il significato originario di Tradizione: trasmissione e continuità di una eredità essenzialmente spirituale. Al vecchio Anchise, infatti, Enea affida il Palladio che, portato a Lavinio, e quindi a Roma, farà parte dei pignora imperii, garanzia della forza dall’alto su cui si poggerà, nei secoli, l’Impero.

Durante il lungo viaggio, Enea è costretto a confrontarsi con le proprie debolezze, che ostacolano il compimento della Volontà divina. Qui riaffiora il messaggio eterno dell’Eneide e della Romanità: l’eroe non è ancora un dio, ma un uomo, con debolezze e difetti, capace però con la Volontà di superare gli uni e gli altri. Solo tale Volontà, orientata ai Princìpi di Onore, Fedeltà, Coraggio e Sacrificio («fare il sacro», da sacrum facere), permette di trascendere la natura semplicemente umana.

In quest’ottica, Mario Polia ci presenta l’episodio dell’amore passionale tra Enea e Didone, regina di Cartagine, di cui l’eroe – ivi giunto nel lungo percorso verso l’Italia – dimentico della sua missione, si innamora distraendosi dal suo dovere. Occorreranno le dure parole di Mercurio, messaggero del Padre degli Dei, per risvegliare Enea dal sogno e richiamarlo al compito fatale a lui assegnato. L’eroe, lacerato nell’animo dalla passione, ma con la mente ferma al dovere, rompe gli indugi e salpa alla volta del Lazio, gettando Didone – vinta dal tormento – nella disperazione che la condurrà al suicidio.

Lo struggente episodio mostra come l’essere umano, davanti alla forza travolgente delle passioni, possa scegliere di cedervi, oppure, rivendicando una superiore libertà da queste, di dominarle.

L’esempio luminoso di Enea irradia chi, a distanza di millenni, voglia ergersi ritto sopra le rovine del mondo moderno, conformandosi alla Volontà divina e assolvendo il compito assegnatogli.

Per maggiori info consultare il seguente link.

Fonte: Azionetradizionale.com
Share:

25 giugno 2016

Consigli di lettura | Luce dell'Illade

Come molti già sapranno, secondo quanto riportato dai classici il luogo dello sbarco di ‪‎Enea‬ è alla foce del fiume Linceo, l'attuale ‪‎Mignone‬, poco più a nord di ‪Civitavecchia‬. Un motivo in più, per chi come il Comitato 14 Maggio condivide un interesse per Civitavecchia e la sua identità, di approfondire i poemi omerici, i cui insegnamenti immortali, sotto forma di Mito, con orgoglio possiamo dire che si sono incrociatati anche con il nostro territorio.

‪Virgilio‬ racconta nell'‪Eneide‬ che dopo la caduta della città di Troia gli dèi ordinarono ad Enea di condurre i superstiti troiani nel luogo dove la sua stirpe era nata, cioè in Italia, nei pressi della città di Corito (l'attuale ‪‎Tarquinia‬). Per Alcimo Siculo (IV-III sec a.C.), Enea prese come moglie Tirrenia (altro nome di Etruria), dando vita così alla stirpe italica.

Segnaliamo pertanto il fascicolo "Luce dell'Illade - commenti di versi scelti di poemi omerici", << Un agile ma, nello stesso tempo, serio e profondo studio su alcuni classici greci, capace di far rivivere il Mito, affinché si trasformi in viatico culturale ed esistenziale della nostra vita >>.
Il fascicolo può essere prenotato qui o qui.


Share:

Post più popolari

Visualizzazioni totali

Modulo di contatto

Nome

Email *

Messaggio *

Bacheca FB:

Comitato 10 Febbraio

Firma la petizione

Movimento per la Vita - Civitavecchia