La nuova statua del bacio ci rappresenta nella memoria e nell'identità

Il posizionamento della statua “Il bacio della memoria di un porto” restituisce finalmente alla città un po’ di bellezza, di bontà e di giustizia

Incontro con il Sindaco per intitolare una piazza alle vittime dei bombardamenti

Il Comitato 14 Maggio ha avanzato una richiesta scritta di intitolare il piazzale compreso tra via Mazzini e Via Gorizia alle vittime civili dei bombardamenti anglo-americani

Anniversario della nascita dell'Optimus Princeps, il fondatore di Civitavecchia

Ogni nuovo Imperatore dopo Traiano veniva salutato dal Senato con l'augurio: possa tu essere più fortunato di Augusto e migliore di Traiano (Felicior Augusto, melior Traiano)

Recensione della nostra visita presso la Macchina del Tempo Civitavecchia

E’ una calda sera di agosto quella che ci vede, insieme ad alcuni simpatizzanti, in visita presso la Macchina del Tempo, progetto inedito a cura di Roberta Galletta, divulgatrice storica

14 maggio, Anniversario dei bombardamenti anglo-americani su Civitavecchia

Il Comitato ha deposto un omaggio floreale presso il Monumento alle Vittime civili dei Bombardamenti, partecipando alla cerimonia ufficiale insieme alle autorità locali per ricordare quanti hanno perso la vita durante la 1° incursione aerea alleata.

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14 maggio 2023

14 maggio 1943 - 2023 | Bombardamento di Civitavecchia da parte degli anglo-americani

 
Venerdì 14 Maggio 1943. 
In quel giorno di maggio, mentre la città intorpidita ed assonnata da una calura quasi estiva, riprendeva lentamente, le attività pomeridiane, 48 fortezze volanti americane, provenienti dalla Tunisia, in tre ondate successive, effettuarono un tragico bombardamento aereo che rase al suolo Civitavecchia e che uccise migliaia di persone inermi.   

Alle ore 15,15 - 15,20, volando controsole e molto bassi sul mare, gli aerei alleati arrivarono a Civitavecchia da Ovest. In vista della costa, i caccia di scorta precedettero i bombardieri e, virando sopra Borgo Odescalchi, presero di filata la fascia costiera.  

Nel frattempo sulla città da una quota di 20 angeli (20.000 piedi - 6.000 metri) (De Simone 1993), erano state scaricate, senza preavviso ed allarme, centinaia di bombe ad alto potenziale esplosivo che provocarono morte e distruzione. 

 Alle ore 15,40, a missione compiuta, gli aerei, senza aver subito perdite (la contraerea non aveva sparato neanche un colpo) si allontanarono per ritornare alla lontana base africana.

I sopravisuti, con la faccia annerita dalle esplosioni e con i vestiti imbiancati dalla polvere finissima dei calcinacci, come pallide ombre, vagavano disperati tra i cadaveri straziati, tra il fumo acre e soffocante degli incendi e il rumore sinistro dei fabbricati che crollavano, alla ricerca di parenti e amici dispersi. Quanti furono i morti? Nessuno lo potrà mai dire con certezza, troppi corpi rimasero per sempre sepolti sotto le macerie e nelle navi affondate; gli elenchi dei militari andarono inoltre dispersi, sia a causa delle esplosioni, sia per la comprensibile confusione che seguì il bombardamento.  

Il bombardamento su Civitavecchia, vicinissima a Roma, oltre che perseguire fini militari instaurò una strategia del terrore che aveva come scopo di impaurire la popolazione nel tentativo di destabilizzare il governo di Mussolini. 

Il 17 maggio 1943, cioè tre giorni dopo, aerei americani lanciarono su Roma tonnellate di manifestini che minacciavano a chiare note di bombardare le città finche gli italiani sarebbero rimasti alleati della Germania (De Simone 1993, 47)


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4 luglio 2022

Roberta Galletta: I simboli, fondamenti dell’identità di una comunità e il danno erariale per le casse del Comune di Civitavecchia

Statua del Dio Nettuno, ipotesi di collocazione elaborata dal Francesco Etna

L’identità di una comunità si nutre  di simboli, di segni, di archetipi capaci di rimandare, all’istante, alla visione e a significati e significanti tali da essere identificabili dalla stessa comunità che li ha scelti e al tempo stesso in grado di distinguersi, come  insieme di persone, dalle altre comunità.

E’ questo il senso identitario nella scelta  dei simboli perché ogni città ha necessità di rendersi visibile  e riconoscibile ed è quindi di fondamentale importanza che scelga,  come propri, elementi identificativi con la sua storia, cultura e tradizioni, icone  riconoscibili e condivise, che possano essere capaci anche  di proteggere le proprie tradizioni e fortificarle, così da essere messe al servizio e a beneficio di tutti, anche del commercio e del turismo. 

Ed è proprio la dinamica comunità-identità-turismo che dovrebbe essere al centro del dibattito politico-culturale della nostra città. E non il dover prendere per forza in affitto una statua rovinata e malandata come la vecchia e danneggiata statua del bacio  che evidentemente nessuno vuole più perché passata di moda, non si capisce bene per quale nascosto motivo, spacciandola per la vera panacea del commercio locale. 

E’ il fulcro della nostra identità che manca alla nostra comunità, il senso di appartenenza, o meglio a chi governa Civitavecchia  e che dovrebbe porsi il problema, oggi per domani, perché  le scelte attuali ricadono  sui nostri figli e su chi verrà dopo di noi.

E anche la scelta di un simbolo da mettere alla Marina non può essere frutto di una pressione, di una scelta  superficiale di un simbolo che sia completamente scollegato  dalla storia della nostra città come lo è la statua del bacio, in una sorta di auto convincimento che sia davvero bella e che possa attrarre centinaia di turisti da ogni dove per vederla.

La scelta di un simbolo per Civitavecchia da collocare alla Marina dovrebbe tenere conto di due elementi fondamentali: il legame con la storia e le tradizioni civitavecchiesi, e la bellezza, di cui Civitavecchia ha davvero tanto bisogno. Solo questo basterebbe a trasformare  il simbolo in fulcro  di identità, con la particolarità di permettere a chiunque, anche e soprattutto ai turisti, di identificare la storia millenaria della nostra città  in un attimo  e di  collegarla  con i luoghi di interesse culturale, come i siti archeologici e i monumenti di cui è piena Civitavecchia.

In questo la Statua di Nettuno o quella dell'Imperatore Traiano potrebbero essere un potente e identitario simbolo della nostra città. 

Perché la simbologia conferisce valore a una comunità, diventa un elemento  culturale in grado di mantenere nel tempo l'identità di una città  capace di portare i suoi figli  ad un elevato grado di coscienza collettiva  ed essere percepito come un punto fermo in grado  di conservare e proteggere le propri radici, la propria  identità culturale.

È in questo modo che l’opera d’arte scelta per diventare il simbolo di una comunità si trasforma in  un’icona identitaria  capace non di strappare con il passato ma di raccoglierlo dagli armadi polverosi in cui è stato costretto per tanto tempo e dargli valore e spazio. Per essere fruito e usato da tutti per vivere meglio la comunità. Rafforzando la sua identità.

Ecco perché l'Amministrazione Comunale di Civitavecchia  commette un gravissimo errore nella miope ostinazione a voler a tutti i costi affittare la statua del bacio, quando la città ha ampiamente dimostrato di non volerla, spendendo più di quello che spenderebbe per acquistarla, 35.000 per  il suo l'affitto per solo un anno quando ne vale commercialmente  30.000 prefigurando  un danno erariale per le casse del Comune,  tra l'altro gravemente danneggiata, come dimostrano le immagini relative agli ultimi giorni di permanenza della stessa alla Marina, e scollegata con l'identità della nostra comunità, dimostrando di essere tesa a gestire una  sotto cultura legata  all'immagine vuota e  senza identità che produrrà ancor di più distanza tra la comunità che amministra e l'immenso patrimonio culturale che continua ad essere ignobilmente  lasciato  nell'erba alta e nel degrado più totale.

Se davvero volete far sentire la vista opinione firmate la raccolta firme che trovate nel link allegato che vuole invece dare valore ai simboli della Storia e della Cultura locale, come a creazione di un Museo del Mare, l'esposizione delle opere di Luigi Calamatta, la valorizzazione dei siti di Terme Taurine, Aquae Tauri e della Villa di Traiano, la rigenerazione di Largo San Francesco d’Assisi e di Piazzale degli Eroi o ancora, l’impiego della Realtà Virtuale e la digitalizzazione per far conoscere il patrimonio locale e stimolare l'economia nel rispetto comunque dell’identità della città come, per esempio, il progetto di promozione della figura dell’Imperatore Traiano o della collocazione di una statua all’Imperatore romano alla Marina.

Nelle immagini la statua del bacio, con un a evidente crepa a metà della sua altezza e la gloriosa statua del Dio Nettuno, in passato già presente in città come dimostra il recupero del suo  braccio all'interno della Darsena Romana  agli inizi del XIX secolo, in una ipotesi di collocazione elaborata da Francesco Etna. Questo il link per firmare la petizione: https://chng.it/fTxY49KsyY

Roberta Galletta







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30 agosto 2021

30 agosto 1943 | La seconda e la più violenta ondata di bombardamenti alleati su Civitavecchia


30 agosto 1943 Civitavecchia è vittima di nuovi bombardamenti da parte degli anglo-americani.
Il primo bombardamento ha luogo fra le 12.20 alle 13 circa, ad opera di una formazione di circa 60 bombardieri che centrano obiettivi ferroviari. La contraerea abbatte forse 2 aerei americani, la caccia italiana ne abbatte un altro.
Si lamentano 30 vittime e 140 feriti. Molti dei morti sono ufficiali e legionari coinvolti nel crollo del Comando Dicat.
Altri due violenti attacchi, non proceduti da allarme, sono subiti fra le 21.15 e le 23 portati da circa 30 aerei che sganciano bombe dirompenti ad alto potenziale e spezzoni incendiari sul porto, sulla città, nei pressi della stazione ferroviaria. Sono segnalati molti incendi. Un apparecchio alleato è abbattuto. Nessuna vittima o ferito, la città è pressoché disabitata.
29 detenuti comuni riescono a fuggire ed evadere dalla Casa penale, attraverso porte di sicurezza abbattute dalle esplosioni.
A seguito della distruzione di alcuni forni si provvede a far giungere il pane necessario dalla frazione di Santa Marinella.
Complessivamente nell'arco della giornata si sono avuti i seguenti danni:
Distruzione della sede del comando Dicat, dell'officina carpenteria della Marina, della Centrale elettrica, di alcuni forni di panificazione e di edifici civili nella zona centrale della città.
Gravi danni alla stazione e al parco ferroviario, a treni in giacenza, a locomotive e al deposito merci e materiali ( i treni per Roma fermano al casello di Porta Tarquinia, quelli da Roma al casello di via Aurelia), ad abitazioni civili adiacenti alla ferrovia, al Commissariato di PS e alla Casa penale.
Danneggiamenti a fabbricati Comando Marina, Distaccamenti nuovo e vecchio, magazzini depositi benzina, Stazione RTF della Marina, villa Agnello e villa Albani, edifici privati, chiesa di San Francesco, fonderia Arci e Saladini, Cementificio, Fabbrica alluminio della Montecatini, Magazzino sussistenza.
Nel porto danneggiate la banchina del molo Littorio, ove esistono bombe inesplose. Danni ad alcune navi italiane (la Mira e la Pegaso, Andrea e Ardito) e ad una tedesca.
La città è priva di acqua, gas, luce nonché di collegamenti telefonico e telegrafici.

ALMANACCO STORICO CIVITAVECCHIESE

Da Obiettivo Civitavecchia.
Da bollettino N° 8/9 Società Storica Civitavecchiese
(via L'Osteria della memoria - Società Storica Civitavecchiese)

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20 ottobre 2019

20 ottobre 1944 | La strage di Gorla

Cosa è successo a Gorla la mattina del 20 ottobre 1944?
Il 451° Bomb Group americano aveva come bersaglio la Breda, ma sbagliò la rotta di avvicinamento: impossibilitato a ripetere la manovra, il comandante della squadriglia prese una decisione incosciente e criminale, disfarsi subito del carico di bombe dei suoi 35 aerei e non aspettare invece di essere sulla campagna o sul mare. Il risultato fu che gli ordigni piovvero sui quartieri periferici milanesi di Gorla, Turro e Precotto seminando morte e distruzione sui civili. Tra le altre costruzioni venne centrata in pieno la scuola elementare “Crispi” di Gorla: non si salvò nessuno, perirono 184 bambini fra i 6 e i 12 anni e una ventina fra insegnanti, preside e bidelli.

Testimonianza di Maria Francesca Fontana

“Quel mattino mi recai a scuola come ogni giorno (frequntavo la quarta elementare) e alle 11,30 suonò la sirena di “piccolo allarme”. Ci avviammo subito verso il rifugio in cantina, ma, una volta nell’atrio, cominciò a suonare il “grande allarme” che la signora De Benedetti (mia insegnante morta nell’episodio) interpretò come “cessato allarme”, mandandoci fuori verso casa. Appena fuori dalla scuola sentii qualcuno gridare “Eccoli la!” ed alzando lo sguardo scorgemmo gli aerei in formazione nel cielo sopra di noi. Restammo alcuni secondi a guardare lo spettacolo, poi la gente cominciò a gridare ed a scappare e i miei compagni di classe tornarono nel rifugio della scuola mentre io, disubbidendo, mi avviai di cosa verso casa. Dopo pochi metri cominciarono a piovere le bombe. Non sentii alcun rumore, ma mi trovai in mezzo ad un caos incredibile: polvere dappertutto, buio pesto come di notte, pezzi di calcinacci e di muri che volavano, gente che gridava. Facevo fatica a respirare e mi sentivo scoppiare i polmoni ma continuavo a correre.

Stavo per arrivare a casa quanto sentii un forte strattone ad un braccio perchè a pochi metri da me era caduta una bomba e lo spostamento d’aria mi aveva strappato la cartella dalle mani (la trovammo il giorno seguente che galleggiava nel cratere piena d’acqua per la rottura delle tubature), uccidendo un uomo che giungeva in bicicletta. Finalmente arrivai nell’androne di casa dove era pieno di gente che si faceva medicare dalla portinaia (aveva la cassetta del pronto soccorso) perchè anche il tram era stato colpito, le rotaie divelte. Ero spaventatissima, ma anche curiosa di notizie dei miei famigliari e compagni, ma restavo ad aspettare nel portone. Poco dopo arrivò mio padre che alla mia vista mi abbracciò piangendo a dirotto e mia madre con mio fratello, che quel giorno erano fuori, che manifestarono nello stesso modo la gioia di vedermi. Ero felice che fossimo ancora tutti insieme.
Mio padre mi disse che aveva cercato come un disperato fra i corpi estratti dalle macerie della scuola e che l’intera costruzione era crollata uccidendo tutti i miei compagni. Allora pensai alla mia compagna di banco Marina Della Valle e a tutti gli altri (di cui ora purtroppo non ricordo i nomi) e piansi. Il giorno dopo girovagai come intontita a guardare cio che rimaneva del quartiere. Non c’era piu acqua nè luce nè gas. Nella via Pirano era rimasta in piedi solo la mia casa e quella del civico quattro.


La scuola, un cumulo di macerie, era piena di genitori che cercavano i propri figli tra i corpi che venivano allineati e, man mano che venivano riconosciuti, messi in casse di legno grezzo con una targhetta con il nome. Venivano poi caricate su camion militari (alcune, ricordo, avvolte nella bandiera tricolore) e portate in Chiesa per il funerale comunitario, erano decine e decine. Là c’erano tutti i miei compagni e questo mi riempiva di sgomento ancor più che l’essere sopravvissuta. Ricordo che di Elena Conte (frequentava la seconda classe) non fu più ritrovato nemmeno il corpo. Quell’anno noi sopravvissuti, una trentina, finimmo l’anno scolastico presso i locali di una circolo ricreativo che era stato risparmiato; si chiamava ‘il Boschetto’.”

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Comitato 10 Febbraio

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Movimento per la Vita - Civitavecchia