La nuova statua del bacio ci rappresenta nella memoria e nell'identità

Il posizionamento della statua “Il bacio della memoria di un porto” restituisce finalmente alla città un po’ di bellezza, di bontà e di giustizia

Incontro con il Sindaco per intitolare una piazza alle vittime dei bombardamenti

Il Comitato 14 Maggio ha avanzato una richiesta scritta di intitolare il piazzale compreso tra via Mazzini e Via Gorizia alle vittime civili dei bombardamenti anglo-americani

Anniversario della nascita dell'Optimus Princeps, il fondatore di Civitavecchia

Ogni nuovo Imperatore dopo Traiano veniva salutato dal Senato con l'augurio: possa tu essere più fortunato di Augusto e migliore di Traiano (Felicior Augusto, melior Traiano)

Recensione della nostra visita presso la Macchina del Tempo Civitavecchia

E’ una calda sera di agosto quella che ci vede, insieme ad alcuni simpatizzanti, in visita presso la Macchina del Tempo, progetto inedito a cura di Roberta Galletta, divulgatrice storica

14 maggio, Anniversario dei bombardamenti anglo-americani su Civitavecchia

Il Comitato ha deposto un omaggio floreale presso il Monumento alle Vittime civili dei Bombardamenti, partecipando alla cerimonia ufficiale insieme alle autorità locali per ricordare quanti hanno perso la vita durante la 1° incursione aerea alleata.

8 dicembre 2020

Immacolata Concezione | Significato e funzione



8 DICEMBRE, IMMACOLATA CONCEZIONE DELLA B.V. MARIA
Solennità – MISSALE ROMANUM VETUS ORDO

LETTURE: Gn 3,9-15.20; Sal 97; Ef 1,3-6.11-12; Lc 1,26-38

In Inghilterra e in Normandia già nel secolo XI si celebrava una festa della concezione di Maria; si commemorava l’avvenimento in se stesso, soffermandosi soprattutto sulle sue condizioni miracolose (sterilità di Anna, ecc.). Oltre questo aspetto aneddotico, sant’Anselmo mise in luce la vera grandezza del mistero che si attua nella concezione di Maria: la sua preservazione dal peccato.

Nel 1439 il concilio di Basilea considerò questo mistero come una verità di fede, e Pio IX ne proclamò il dogma nel 1854.

Dio ha voluto Maria per la salvezza dell’umanità, perché ha voluto che il Salvatore fosse «figlio dell’uomo»; per questo viene applicata a Maria, con pienezza di significato, la parola di Dio contro il tentatore: «Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa» (Gn 3,15). E Maria viene riconosciuta come la «nuova Eva, madre di tutti i viventi» (prima lettura). Così Maria appare accanto a Cristo, il nuovo Adamo, e perciò ci si presenta come colei che aiuta a riscoprire e a rispettare il posto della donna nella salvezza dell’umanità. Richiama ed esalta il posto e il compito della vergine, della sposa, della madre, della vedova, nella società, nella Chiesa e nel mondo; rivendica la dignità della donna contro ciò che la attenta.

Prescelti e predestinati

La scelta che Dio ha fatto di ogni essere umano che viene all’esistenza per essere inserito nel Cristo e per avere in lui il suo posto nel mondo, nella Chiesa, viene richiamato dalla pagina di Paolo (seconda lettura). Siamo tutti voluti e amati da Dio, ciascuno ha il suo inconfondibile posto nell’umanità, ciascuno vi deve operare in maniera santa, senza macchia, nella carità. Maria sta certo al vertice di questa corrispondenza.

La scena dell’annuncio a Maria (vangelo) è la pagina della cooperazione di Maria all’opera della salvezza. Il Concilio ha sottolineato con forza, come facevano già i Padri della Chiesa, che Maria ha apportato all’opera di Cristo non una inerte passività ma una operosa attività. Il suo «si» è stato mantenuto e accentuato in tutta la vita sino al calvario dove offrì Cristo che si offriva per la nostra salvezza. Maria insegna agli uomini d’oggi che entrare nel mistero di Cristo è mettersi a «servire». Scelta per madre, si dichiara «serva». E nella sua vita ha avanzato nel cammino della fede, della dedizione, dell’obbedienza, dell’amore, della speranza (LG 58; 63; 65). Il mondo è stanco di parole, di gesti clamorosi, di chi si mette sempre al primo posto. Maria ci insegna che bisogna più fare che parlare, preferire l’opera umile ma tenace e carica di amore, mettersi a servizio anche quando si è chiamati a compiti importanti.

Maria è modello di fede adulta e consapevole, di virtù mature, cresciute in un continuo esercizio di impegno per gli altri, di ininterrotta apertura all’amore.

Un segno che il male è sconfitto

Accanto al vero Adamo fu creata la vera Eva: Maria fa parte del mistero di Cristo. Dove era abbondato il peccato, è sovrabbondata la grazia. L’Immacolata è il «segno» che con la risurrezione di Cristo il male è già sconfitto «in partenza» se una creatura ha potuto essere ripiena di grazia dal primo istante della sua esistenza.

La Scrittura, con il triste ritornello: «E fece quel che è male agli occhi del Signore, imitando i suoi padri» (cf 2 Re 13,2.11…), vuol dare un esempio dell’implacabile contagio del peccato che il libro della Genesi esemplifica più plasticamente ricercando l’origine del male. Maria Santissima, sottratta al peccato «originale», anche la garanzia che nel mondo il bene è più forte e più contagioso del male. Con lei, la prima redenta, ha inizio una storia di grazia «contagiosa».

Un segno dei tempi nuovi

Il tema dell’Immacolata è centrale per l’Avvento che prepara a rivivere il «mistero della Redenzione» in avvenimenti dove la grazia fa irruzione in modo sovrabbondante. L’Incarnazione del Verbo, l’esultanza del Precursore nel seno materno, il Magnificat, il «Gloria!» degli angeli, la gioia dei pastori, la luce dei magi, la consolazione di Simeone e Anna, la teofania al Giordano anticipano i segni dei tempi nuovi.

La liturgia rende presente in mezzo alla nostra assemblea la potenza che ha preservato la Vergine dal peccato: celebra infatti nell’Eucaristia lo stesso mistero della redenzione, di cui Maria per prima ha goduto i benefici e al quale noi partecipiamo, secondo la nostra debolezza e le nostre forze.

Liturgia della Immacolata Concezione della B.V. Maria *

Commento alle Letture tratto dal MESSALE DELL’ASSEMBLEA CRISTIANA – FESTIVO opera del CENTRO CATECHISTICO SALESIANO Leumann (Torino) Editori ELLE DI CI – ESPERIENZE – EDIZIONI O.R. – QUERINIANA

(via Centro Studi Aurhelio)
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7 dicembre 2020

Una storia sull'abete di Natale

In un remoto villaggio di campagna, la Vigilia di Natale, un ragazzino si recò nel bosco alla ricerca di un ceppo di quercia da bruciare nel camino, come voleva la tradizione, nella notte Santa. Si attardò più del previsto e, sopraggiunta l’oscurità, non seppe ritrovare la strada per tornare a casa. Per giunta incominciò a cadere una fitta neve. Il ragazzo si sentì assalire dall’angoscia e pensò a come, nei mesi precedenti, aveva atteso quel Natale, che forse non avrebbe potuto festeggiare.

Nel bosco, ormai spoglio di foglie, vide un albero ancora verdeggiante e si riparò dalla neve sotto di esso: era un abete. Sopraggiunta una grande stanchezza, il piccolo si addormentò raggomitolandosi ai piedi del tronco; l’albero, intenerito, abbassò i suoi rami fino a far loro toccare il suolo in modo da formare come una capanna che proteggesse dalla neve e dal freddo il bambino. La mattina si svegliò, sentì in lontananza le voci degli abitanti del villaggio che si erano messi alla sua ricerca e, uscito dal suo ricovero, poté con grande gioia riabbracciare i suoi compaesani. Solo allora tutti si accorsero del meraviglioso spettacolo che si presentava davanti ai loro occhi: la neve caduta nella notte, posandosi sui rami frondosi, che la piana aveva piegato fino a terra, aveva formato dei festoni, delle decorazioni e dei cristalli che, alla luce del sole che stava sorgendo, sembravano luci sfavillanti, di uno splendore incomparabile.

In ricordo di quel fatto, l’abete venne adottato come simbolo del Natale e, da allora, in tutte le case, viene addobbato e illuminato, quasi per riprodurre lo spettacolo che gli abitanti del piccolo villaggio videro in quel lontano giorno.

Fonte non specificata (fonte pagina FB frate indovino)

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3 dicembre 2020

A Natale fai un regalo al tuo territorio, sostieni l'economia a km 0


A Natale, sostieni chi nel nostro territorio si da’ da fare nel suo piccolo e va avanti con le proprie forze, evitando di dare per l’ennesima volta i soldi alla solita multinazionale di turno..

Proponiamoci di comprare e consumare (non solo i regali di Natale) da piccoli imprenditori meglio ancora se locali, dal vicino che vende dal catalogo, oppure da quello che fa piccoli oggetti, dall'amica che vende su internet, oppure anche prodotti alimentari possibilmente a chilometri zero, del comprensorio, della nostra regione al massimo delle altre regioni d’Italia. Sosteniamo le iniziative no-profit, possibilmente informate da una economia sociale. Frequentiamo le strutture militanti che sono la linfa della nostra comunità, umana e ideale. Riscopriamo il baratto se necessario, facciamo in modo che i nostri beni, i nostri servizi e i nostri soldi arrivino a gente comune che ne ha bisogno e non alle multinazionali, possibilmente non passando da bancomat e carte di credito. La nostra attenzione ai consumi quotidiani, sia la risposta a concreta ed efficace agli squali della finanza, grande o piccola che sia. Questa è politica, reale e concreta, sarà il caso di mettercelo in testa.

Centro Studi Aurhelio
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15 novembre 2020

Conoscere il cielo

 


«Strano come la gente conosca poco il cielo. Esso è la parte del creato in cui la natura ha espresso meglio che altrove il suo evidente proposito di ricreare l’uomo, di parlare al suo spirito, di educarlo. Ed è appunto la parte educativa che conosciamo meno. Qualunque persona, dovunque situata e comunque lontana da ogni altra fonte di attrazione o di bellezza, ha questo almeno in qualsiasi momento: il cielo. 

I più nobili miracoli della terra possono essere visti e conosciuti da pochi, né uno è destinato a vivere in mezzo a essi continuamente; cesserebbe di sentirli se li avesse sempre davanti agli occhi. Ma il cielo è per tutti, il cielo è eminentemente adatto in tutte le sue funzioni a confortare ed esaltare i cuori, a blandirli e liberarli dalle loro impurità. 

Talvolta dolce, talaltra capriccioso e anche triste, non mai identico per due momenti consecutivi, sempre umano nelle sue passioni, sempre spirituale nella sua tenerezza, sempre divino nella sua infinità e grandezza. Il suo appello a quanto è in noi immortale è così evidente, come è essenziale il suo ufficio di castigare o ferire quanto vi è di mortale.»

John Ruskin


Fonte: heliodromos.it

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13 novembre 2020

Raro acquarello dell'arsenale Bernini in costruzione


In questo particolare di un disegno acquarellato del pittore Peter van der Ulft, si vede chiaramente come questo artista olandese sia riuscito a documentare l’arsenale proprio quando era in costruzione. Il disegno è abbastanza preciso nel ritrarre la città nella seconda metà del 1600. L’arsenale stava cominciando a delineare la sua forma con la prima coppia di navate dal lato del Forte. Si vedono le impalcature e gli operai intenti a coprire già il tetto. La prima pietra era stata posta il 26 Novembre 1659. Come si sa il Bernini fu il geniale autore del progetto, scaturito da vari accordi tra l’architetto, il Papa Alessandro VII che lo aveva voluto i Chigi e il diretto interessato Giovanni Bichi, priore dell’ordinde di Malta e luogotenente generale delle galere pontificie. Dopo la posa della prima pietra a dirigere il cantiere durante tutta la costruzione fu Carlo Fontana, allievo e collaboratore del Bernini che stilò di persona gli elaborati progettuali. Luigi Cerruti fu invece colui che disegnò la vista dall'alto dell'arsenale in costruzione e quella frontale definitiva nelle sue linee geometriche essenziali costituite dal prospetto anteriore e dalle arcate interne delle navate allineate lungo le linee che si dipartono dal punto di vista dell’osservatore verso i tre punti di fuga al centro delle tre coppie di navate divergenti. Nelle immagini qui sotto sulla destra si vedono, forse dello stesso Bernini ma più probabilmente del Fontana o del Cerruti, la vista a volo d’uccello della città e altri disegni, della mappa dell’arsenale e della sezione di una navata. Questi disegni sono conservati nel castello di Windsor a Londra.

Fonte: Francesco Etna

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11 novembre 2020

Setaccia l'oro, togli la terra (tratto da Enneadi, Plotino)


(tratto da PLOTINO, ENNEADI V, 9, 1, traduzione di R. Radice, Mondadori)

Prendiamo, ad esempio, un’Anima brutta, cioè dissoluta, ingiusta, piena di ogni sorta di brame, preda dell’angoscia, paurosa per vigliaccheria, invidiosa per meschinità, preoccupata di tutto, purché sia effimero e volgare, mai lineare, amica di piaceri impuri, coinvolta in una vita di passioni corporee, quasi attingendo da esse un piacere indecente.

Non diremo allora che tutta questa vergogna le viene come un male aggiunto, una sozzura che l’imbratta, la rende impura, la “impasta” con un gran male: insomma, che la priva della vita e dell’autentica sensibilità?

E non è la sua una vita oscura per la coesistenza col male, una vita partecipe per molti aspetti della morte, che non guarda più a quello a cui un’Anima dovrebbe mirare, che non è più capace di concentrarsi su se stessa,  perché è sempre tratta verso l’esteriorità, ossia verso l’abisso e le tenebre?

Direi che la sua impurità dipende dal fatto d’essere ogni volta in balia degli eventi sensibili, per cui, a motivo dell’intima connessione col corpo, non può fare a meno di raccogliere e assimilare in grande quantità la natura materiale, con questo assorbendo una forma diversa, a causa della sua fusione con la parte peggiore.

È come se uno, per il fatto di essere sprofondato nel fango o nella melma, non potesse più fare sfoggio della propria bellezza, ma solo questo esibisse, ossia la sua impronta impressa nel fango e nella melma. Certo, la bruttezza gli è venuta da fuori, da qualcosa di estraneo, ma se vuole ridiventare bello, deve faticare non poco per lavarsi e ripulirsi al fine di tornare a essere quello che era.

Allora non sbaglieremo a sostenere che un’Anima brutta è tale per la mescolanza e la fusione col corpo, e anche per l’attrazione che prova nei suoi confronti e nei riguardi della materia.

Ora, in riferimento all’Anima, la bruttezza consiste nell’essere impura e contaminata, quasi fosse oro sporco di terra; è pur vero, però, che se si toglie la terra, rimane l’oro, che è bello quando è raffinato dalle scorie e ridotto a se stesso.

Non diversamente, anche l’Anima, una volta isolatasi dai desideri che l’affliggono a causa del corpo con il quale ha ancora troppo in comune, finalmente sola, depone completamente la bruttezza che derivava da una natura estranea, sbarazzandosi dalle altre passioni e purificandosi dai caratteri corporei che aveva acquisito.

(via azionetradizionale.com)

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9 novembre 2020

Lettera aperta al Sindaco Tedesco per intitolare una piazza alle vittime civili dei bombardamenti anglo-americani



Egr. Sig. Sindaco, il sottoscritto Comitato si rivolge a Lei, perché voglia considerare l’iniziativa di denominare l’area antistante il Monumento alle Vittime dei Bombardamenti, sito tra Via Gorizia e Via Mazzini, “Largo Caduti del 14 Maggio 1943”. 

La denominazione di uno spazio dedicato alle vittime civili che perirono nei bombardamenti anglo-americani, a partire dal 14 maggio 1943, era già presente fino a una ventina di anni fa tra  via Mazzini e Via Giusti,  quando la costruzione di un edificio sulla medesima area ha di fatto cancellato lo spiazzo. 

L’accordo siglato nel dicembre 2018 tra il Comune e la Curia Vescovile, quest’ultima proprietaria dell’area antistante il Monumento, grazie al quale si è reso pedonale lo spazio in questione, liberandolo da anni di incuria e di parcheggio selvaggio, offre l’opportunità non solo di restituire alla cittadinanza la denominazione toponomastica dedicata alle vittime dei bombardamenti ma anche di valorizzare la funzione di quel luogo parte del significato stesso del monumento.

Siamo convinti che il Monumento alle Vittime dei Bombardamenti dovrebbe essere, per la sua importanza, generatore di centralità per la Città, presupposto di riconoscibilità per lo spirito comunitario, cuore simbolico e formale della comunità;

Ci rivolgiamo dunque a Lei Sig. Sindaco, perché venga istituito il Largo “Caduti 14 maggio 1943” nell’area antistante al Monumento alle Vittime dei Bombardamenti.

Grazie alla nuova denominazione lo spazio vedrebbe aumentare l’importanza del luogo, parte del significato stesso del monumento, oltre che a ricordare alla cittadinanza una data importantissima per la storia di Civitavecchia. 

Il direttivo del Comitato 14 Maggio
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Comitato 10 Febbraio

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